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Scritto da Rita Mediani   
sabato 30 ottobre 2010

Ci chiediamo spesso che cosa sia l’amicizia e molte di queste volte non riusciamo a dare con esattezza una risposta. L’amicizia è un sentimento che accomuna due o più persone, contraddistinto da lealtà, fiducia, aiuto reciproco, ma questa è solo la definizione che ci fornisce un dizionario qualsiasi.

Purtroppo nella vita non accade sempre così. Spesso le persone a torto fidate si rivelano le prime a tradirti, le prime che ti hanno sempre ingannato. Per cui, proprio in un sentimento come l’amicizia, entrano in gioco altri fattori, che apparentemente sarebbero opposti a lei: l’invidia, la gelosia, la meschinità.

Il confine fra ogni sentimento buono o cattivo diventa sempre più labile, sottile e quasi scompare: da un momento all’altro non si riesce più a capire dove o quando si sia rotto o incrinato quel rapporto che pareva idilliaco.

Uno dei due amici si trova quindi davanti a un bivio: proseguire per la propria strada soffrendo in silenzio oppure ripagare l’ex amico con la stessa moneta, ovvero con gelosia, inganni e bugie. Questa scelta, in realtà è condizionata prevalentemente dal carattere della persona che si trova nella situazione; se l’amico tradito ha per sua natura una flemma melanconica, probabilmente sceglierà la prima strada; al contrario, se possiede una flemma egocentrica e di proiezione di sè sugli altri, con ogni probabilità sceglierà un rapporto di facciata e apparentemente all’esterno ‘perfetto’ col vecchio amico.

Da parte mia ho scelto e preferito sempre la prima strada. Quando ero adolescente, per esempio, capitava che ci fossero spesso incomprensioni di questo tipo e a seconda del momento reagivo arrabbiandomi e imponendomi oppure chiudendomi in me stessa dedicando le mie ore notturne a sfogarmi nella scrittura. Non avendo una vita molto regolare, era come se in me vivessero ed esistessero due anime, che risultavano comunque incompatibili con il mondo esterno e circostante: se tutti prediligevano un rapporto di facciata, io ero per lo scontro o per l’addio definitivo.

Quindi, posso affermare che nemmeno io sono sempre stata una buona amica, nessuno lo è mai completamente durante il corso della propria vita. Ma da tutte queste storie ho imparato il valore della solitudine e della riflessione, del fare silenzio dentro di sé per estraniarsi dalla confusione e dalle bugie ripetute, per prendere distacco dal tempo che le persone prendono senza chiedere permesso. Il silenzio dell’anima divenne così il nuovo rumore.

Questo silenzio che fa così paura, che intimorisce e che sembra cupo è a mio avviso, l’unico modo per poter fare chiarezza dentro se stessi, per imparare a maturare e comprendere che prima di ogni cosa e di cercare di essere amici in modo superficiale e disinteressato dagli altri, dovremmo imparare a ad essere fedeli e coerenti con noi stessi, perché dovremmo essere noi i migliori amici di noi stessi.

Fortunatamente, tuttavia, esistono anche amicizie che durano negli anni e si sono evolute e maturate; accadono in modo semplice e quando meno ce lo si aspetta.

Può capitare, quindi, che una mattina di tanti anni fa, che ragazze completamente differenti si incontrino e comincino a parlare, trovandosi strane a vicenda: una trova l’altra troppo femminile e assorbita dal mondo della moda; l’altra che trovi la prima un po’ troppo nel mondo delle nuvole e maschiaccia. Durante il corso degli anni la loro amicizia continua e si trasforma, ognuna con le proprie cose e con i propri interessi quasi opposti gli uni agli altri. Una delle due continua a studiare e si fidanza; l’altra vuole girare il mondo e trovare più tempo per se stessa. Eppure ci sono stata l’una per l’altra. La prima non era solo moda e femminilità, era una persona con pazienza che ha sempre aiutato la seconda nei suoi ennesimi deliri d’amore durante le ore di scuola e nelle gite. Una volta per cercare inutilmente di attirare l’attenzione, la ragazza che era solita comportarsi come un maschiaccio, si mise una camicia da notte particolare nell’intento di affascinare il suo primo amore, si sentì dire alle spalle: “La vostra camicia è proprio orrenda!” “Cos’ha che non va?” pensò la poveretta “In fondo era solo una camicia di quelle che usavano le vecchiette, l’ho presa perché è azzurrina e trasparente. Tutte sono belle e riescono ad attirare l’attenzione, io al contrario riesco solo a suscitare negli altri risate e ironia”.

Questa ragazzina avrebbe capito solo una volta cresciuta che le risate e l’ironia molto spesso vanno al di là dei soliti canoni fisici ed estetici.

Forse proprio per questo le due ragazze, così diverse, hanno continuato ad essere amiche nonostante il tempo, perché la seconda ha un poco insegnato alla prima a imparare e a guardare al di là delle cose per quello che sono; l’ha fatto senza trucchi, senza inganni e un po’ inconsciamente, ma proprio per questa sua flemma melanconica, al contrario, non ha mai dimenticato tutta la pazienza che ebbe con lei. Per me questa è la vera amicizia: il poter, dopo se stessi, contare su chi ci ha sempre sostenuto.



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