Finalmente un po’ di cinema di genere italiano. In un panorama cosparso solo di drammi e commedie (ma soprattutto drammi), la sezione controcampo italiano propone nel suo programma una pellicola che prende chiaramente spunto dal cinema di fantascienza degli anni cinquanta americani ma pure dai grandi maestri del cinema di genere italiani. Diciamo finalmente perché non ne potevamo più di pellicole che parlano d’immigrazione o di struggimenti amorosi. Anche se da un certo punto di vista questa pellicola il tema dell’accoglienza dell’altro lo pone. È ormai assodato infatti che i film con gli alieni parlano del timore del diverso (oppure del comunismo durante la guerra fredda).
I Manetti Bros sono diventati famosi al grande pubblico per la serie televisiva di Coliandro, andata in onda negli ultimi anni sulle reti RAI. Tuttavia qua a Venezia invece di proporre un polizziottesco contemporaneo si mettono a giocare con un misterioso Mr. Wang che parla solo in cinese. La storia prende proprio le mosse da questa caratteristica linguistica, la protagonista è un’interprete che viene chiamata con urgenza per tradurre simultaneamente un interrogatorio. Solo dopo che sono state rivolte molte domande e date molte risposte la ragazza scopre che davanti a lei, celato dall’oscurità, si trova un alieno. La scelta di approcciarsi ai terrestri attraverso la lingua cinese è abbastanza ovvia, prima di arrivare sulla terra si era informato e aveva constatato che la lingua più parlata nel mondo, quella con la popolazione di lingua madre più diffusa, era il mandarino cinese e quindi si erano preoccupati di impararla invece dell’inglese o, essendo sbarcato a Roma, l’Italiano. E solo una volta arrivato si era reso conto dell’errore.
In quanto film a basso budget il tutto si svolge pressoché totalmente in un’unica location che ha le fattezze di un magazzino, e gli attori non sono famosissimi (il più conosciuto è Ennio Fantastichini). Le interpretazioni sono tutt’altro che perfette (come accade normalmente in tutte le pellicole a basso budget e nei film di serie B) e tutti i dialoghi si incentrano su poche domande che vengono ripetute fino allo sfinimento: “perché siete venuti sulla terra, cosa volete da noi, dove ti eri nascosto nell’ultima settimana e cosa cercavi di costruire?”. Nonostante presenti vari difetti questa pellicola è divertente, diversa da ciò che normalmente viene proposto in sala e realizzata con mestiere e abilità.


4 Commenti
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