I bookmakers lo hanno dipinto come il favorito della vigilia. Forse una scelta facile visto il grande nome del regista ma indubbiamente Cronenberg è uno di quelli che il Leone lo possono vincere davvero. E non per il nome. A dangerous method è una materia difficile da maneggiare se non si ha una capacità degna di nota. Il film si concentra su un periodo della vita dello psichiatra Carl Gustav Jung (Michael Fassbender), quello che va dalla presa in cura di Sabina Spielrein (Keira Knightly), la guarigione e l’instradamento di di quest’ultima verso la professione di psichiatra. E’ lo stesso periodo in cui Jung sviluppa un rapporto professionale con il grande padre di quella nuova e all’epoca scioccante disciplina, Sigmund Freud (Viggo Mortensen). Il film appare infatti come un vero e proprio triangolo tra questi personaggi principali. Un rapporto che è sì di tipo professionale – in primis quello tra i due padri della disciplina psicanalitica a cui si aggiunge in seguito quello della Spielrein, alla quale vanno riconosciuti meriti ben più importanti di quelli che notoriamente sono attribuiti ai due colleghi maschi – ma che si fa pure amoroso – secondo l’ormai noto concetto di transfert tra paziente e medico – tra Sabina e lo stesso Jung, infrangendo così ogni regola professionale e deontologica. La materia è di quelle che scottano anche perché il rischio di realizzare la classica “puttanata” sull’amore e tutto il resto poteva essere in agguato, almeno nelle mani di un qualsiasi regista main stream hollywodiano (ma pure italiano), cosa che Cronenberg non è mai stato e mai sarà. Però si deve riconoscere come A dangerous method appaia, almeno a livello visivo, meno un film del regista Canadese rispetto ad altri lavori precedenti, certamente più “forti” – da The fly o Naked lunch a eXistenZ o Spider, solo per citarne alcuni. Le immagini appaiono infatti fin troppo pulite e limpide, lo specchio di una società, quella della Mitteleuropa, che dietro alla perfezione estetica nascondeva importanti nevrosi e problemi mai affrontati. E’ qui che si insinua l’aspetto più psicologico del film in cui il rapporto a tre porta allo svelamento non solo di loro stessi (in particolare Jung e la Spielrein) ma anche del loro campo di studi, in un’indagine dell’intimità che al contempo si fa scienza e che combatte anche contro le convenzioni di un mondo che non è ancora pronto ad accettare determinati assunti elaborati dalla psicanalisi, specialmente quelli riguardanti la sessualità e l’amore.
Il film vede anche la presenza di un cast di tutto rispetto. Forse inferiore rispetto a quello del film di Polanski ma certamente Fassbender e Mortnsen sono credibili nei panni di Jung e Freud. Qualche perplessità in più nei confronti della Knightly la quale pare “reciti” troppo, esagerando, nei panni della pazza isterica. In uscita da noi il 30 Settembre distribuito da BIM.
Tag:Cronenberg, Fassbender, Knightly, Mortensen


5 Commenti
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