Il Dio del Caos è calato sulla terra e partorito questo film. Ha messo al mondo una pellicola difficile da seguire, in cui non si riesce a comprendere chi siano, cosa rappresentino, cosa desiderino, come vivono e cosa facciano i personaggi. Tanti troppi personaggi, una famiglia enorme, caotica, disfunzionale e di pazzi. Cugini che hanno rapporti sessuali e amorosi tra di loro, madri che impazziscono, padri che tradiscono con l’infermiera del nonno, bambini dati in adozione da un fratello all’altro. Gente che vive, gente che muore, una professoressa che spiega la tragedia greca. Perché questa pellicola vorrebbe somigliare a una tragedia greca ma più che le più grandi difficoltà immaginabili questa pellicola esemplifica solo il Caos. Avanti e indietro nel tempo. Dieci anni prima e poi dieci anni dopo, e poi un anno prima, intervallati da titoli che dovrebbero definire gli argomenti trattati da ogni sequenza del film. Un ora e cinquanta di delirio ben poco organizzato e per nulla piacevole. Per dirla tutta: non si capisce proprio per nulla questo film.
Si potrebbe dire che comunque la famiglia nonostante tutti i problemi, i litigi, i guai che si configurano al suo interno resta unita. Ma alla fine ci concediamo da essa con una morte – un suicidio – a rendere evidente che in tutte queste difficoltà non è possibile sopravvivere. E il mare, liberatorio come sempre, che accoglie il corpo del giovane violento suicida (figlio della madre che aveva dato il secondo figlio in adozione al fratello e che condivide con lui l’attrazione nei confronti della sorella). Il dolore riunisce poi tutti i personaggi, li fa riavvicinare. Ma non saprei ben dire di quale dolore si tratta: la malattia del padre? Una delle sorelle all’ospedale? Il suicidio finale?
Il direttore creativo della Settimana Internazionale della critica aveva avvisato il pubblico prima della pellicola della difficoltà che si poteva avere a districare gli avvenimenti del film, ma non aveva ben quantificato la difficoltà. Anche Bellocchio racconta a episodi separati la storia di una famiglia a questa sessantaseiesima mostra internazionale ma lo fa con un’estrema dolcezza e precisione. L’idea all’incirca è la medesima ma trattata male in questo caso. Tzoumerkas non riesce a portare avanti il gioco in modo funzionale, avanti e indietro nel tempo senza una logica, senza nessun preavviso, mantenendo stesso registro. Il Dio del Caos è arrivato, è calato sul regista e sulla sceneggiatrice/attrice di questa pellicola e ha generato un nuovo figlio cinematografico intitolato Hora Proelefsis
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7 Commenti
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