Daniele Segre realizza un delicato documentario sulla fotografa Lisetta Carmi raccontando, attraverso le parole dell’ormai anziana donna, la sua opera d’artista e la vita di lei da quando, a metà degli anni Settanta, ha deciso di abbandonare la vita artistica per dedicarsi alla costruzione e al mantenimento di un tempio di una religione orientale qui in Italia. La firma del regista è chiara fin dai titoli di testa. Anche questo Lisetta Carmi. Un’anima in cammino si ricollega a tutti i lavori dell’autore sia come costruzione della storia raccontata sia come estetica dell’immagine. Ancora una volta Segre si dimostra attento alla costruzione delle inquadrature ma assai poco interessato a dare una patina cinematografica ai suoi racconti senza però che questo appaia mai come un problema. Segre è diretto, sa esattamente ciò che deve chiedere, ciò che gli è lecito sapere e il modo migliore per far sì che la sua protagonista si apra veramente davanti alla sua telecamera. La lettera personale letta all’inizio del film dalla stessa Carmi, indirizzata al regista, dimostra come lui riesca ad entrare in piena sintonia con i suoi protagonisti. L’ennesimo buon lavoro da parte di un regista che meriterebbe una maggiore considerazione da parte del grande pubblico.
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