La SIC (Settimana Internazionale della Critica) prende il via con Angelè et Tony. Film francese della regista Alix Dlaporte che ha già vinto un Leone d’oro per il miglior cortometraggio per La Piege nel 2005. Il suo primo lungometraggio continua evidentemente ad essere di alto livello sia registico che da un punto di vista narrativo. La pellicola parla di una donna e un uomo che si incontrano grazie a un annuncio su un giornale. Lei è bella e ha avuto una vita un po’ travagliata, lui è un pescatore un po’ in carne che vive con la madre da quando, qualche mese prima, il padre è morto. Non scocca l’amore tra i due, ma lui le chiede se vuole andare a lavorare da lui per aiutare la madre e farle compagnia. Un po’ per voglia, e un po’ per necessità accetta e si trasferisce da lui. La madre non è felice della situazione, non vuole un’estranea in casa, ma pian piano (conoscendola un po’ di più e scoprendone il passato) riesce ad accettarla e a accoglierla nella sua casa. Aneglè ha un figlio piccolo, di cui ha perso l’affidamento perché ha dovuto passare due anni in prigione. Per poterlo riavere le servirebbe un lavoro stabile e, preferibilmente, pure un marito. È da questo iniziale stato di rapporto per necessità reciproche nascerà pian piano un sentimento. Un volersi bene che necessariamente nasce dalla convivenza e si trasforma in complicità e li porterà a qualcosa di più intenso.
È una pellicola molto delicata quella della Delaporte, non emerge il bisogno di portare agli eccessi e a situazioni stereotipe la vicenda. La protagonista (la cui attrice si è presentata in sala vestita di piume nere) è una persona semplice che non riesce totalmente a comprendere le regole dello stare al mondo e della convivenza con gli altri. Una donna un po’ ignorante, sincera e bugiarda allo stesso tempo – mente senza cattiveria, quasi per necessità. Tony è un uomo forte, che ama la sua famiglia e il suo lavoro. Capace di mettersi in secondo piano per rendere felici quelli che si trova intorno e sempre pronto a lottare per le cause che gli premono. La regia è discreta, semplice, non si fa notare e la fotografia tenue, evita i contrasti cromatici. Il ritmo della storia, le musiche, i piani lunghi che seguono gli spostamenti in bicicletta dalla città al villaggio di pescatori, aiutano a dare respiro alla narrazione che incede con calma, senza forzature e eccessi. Permette agli eventi di evolversi, ai personaggi di conoscersi e agli eventi di dispiegarsi. Si prende il suo tempo.
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5 Commenti
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