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Mr. Nobody

di Jaco Van Dormael
Belgio 2009

di Enrico Vannucci

Che dire? I trentasette milioni di euro spesi si vedono. Ogni centesimo. La nazionalità del film recita Belgio ma in realtà appare del tutto e per tutto made in Usa, non solo perché parlato in inglese. Mr. Noboby è una di quelle pellicole che deve, necessariamente, fermentare. All’uscita della sala o si ama oppure si odia, non vi possono essere mezze misure perché o ci si grida al capolavoro oppure lo si accusa di essere una pretestuosa cavolata (per non dire di peggio). Il lungometraggio di Jaco Van Dormael, fin’ora conosciuto per piccole produzioni indipendenti in lingua francese, in effetti un po’ pretestuoso lo appare. La storia è un flashback sui ricordi di Nemo Nobody, ultimo umano ad essere mortale nell’anno 2092, che, proprio per questo, è seguito da un network televisivo che ne racconta la fine. Peculiarità del suo racconto è la compresenza di più linee temporali antitetiche tra loro in un’unica esperienza di vita. Egli infatti racconta di aver vissuto sei vite contemporaneamente, lasciando incredulo il cronista che lo intervista sulla sua vita prima che l’uomo muoia definitivamente. Raccontare di più è difficile. Il film salta continuamente tra una linea temporale all’altra, molte volte confondendo, di proposito, l’intreccio tra le sei. All’inizio, infatti, lo spettatore si sente totalmente spiazzato e passano diversi minuti prima di avere una chiara idea di cosa si stia osservando. Quando poi si entra in sintonia con la vicenda, questa si rivela essere una riflessione sul tempo, riprendendo anche diverse teorie di fisica quantistica. A volte tutto questo risulta essere un po’ confuso ma probabilmente lo spaesamento di chi guarda è proprio quello che il regista andava ricercando. Chi scrive, personalmente, ritiene Mr. Nobody una metafora della cognizione dell’immagine visiva – e in particolar modo del Cinema – durante gli oltre cento anni della sua storia. Che si tratti di un film metacinematografico e autoriflessivo lo si può carpire da diversi spunti: proprio all’inizio, un giovane Nemo, avanza verso il bagno per guardarsi allo specchio, la macchina da presa lo segue fino a posizionarsi e diventare essa stessa lo specchio nel quale l’uomo si sta riflettendo, quando questi si gira, la cinepresa continua a seguirlo, entrando letteralmente dentro lo specchio e divenendo dunque l’immagine stessa delle “realtà”; verso la fine, invece, Nemo da giovane, osserva l’ultracentenario sé stesso che gli parla dallo schermo di un televisore, quest’ultimo ha in mano un copione con le battute esatte di ciò che la sua controparte giovanile vuole dire. Gli esempi, potrebbero essere altri, e ce ne sarebbero ma, come accennato in precedenza, questo è un film sul quale sarebbe meglio forse rifletterci più a lungo. Da quel poco che si è raccontato, infatti, si evince chiaramente come la materia non sia immediata e risulti complessa. Materia che, soprattutto visivamente, deve molto, forse tanto (troppo!), al Kubrick di 2001: Odissea nello spazio. Alcune idee, come la navicella spaziale, oppure la fisionomia dello stesso Mr. Nobody ultracentenario nonché la presenza del bambino (ma non del feto, almeno) sono veri e propri omaggi – per non dire altro di più grave – al grande cineasta americano e, in particolar modo, alla sua odissea fantascientifica. Nonostante questa complessità, il film in proiezione stampa ha ricevuto applausi ma all’uscita della sala i pareri erano discordanti, si passava dal giudizio di capolavoro alla bollatura come il più inutile e brutto film della mostra. Al grande pubblico l’ardua sentenza. Certo è che, rifarsi di tutti i soldi spesi, nonostante il cast composto da Jared Leto e Diane Kruger, sarà dura se Mr. Nobody non diverrà un piccolo, grande, cult movie.



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11 settembre 2009

Un Commento

  1. Patrizia ha scritto il 11 settembre 2009 | Permalink

    Un po’ da mal di testa! Vivere sei vite e ricordarle parallelamente non deve essere facile per il protagonista, ma anche lo spettatore …

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