A single man, esordio alla regia dello stilista Tom Ford, rischia di essere la pellicola che, con un colpo di coda – d’altronde beati gli ultimi che saranno i primi – si aggiudica la posta in gioco di Venezia 66. E’ opinione concorde tra gli addetti ai lavori che il film – sebbene non il migliore visto in questi dieci giorni, ma di certo una buona opera – possa piacere in particolar modo al presidente della giuria Ang Lee che potrebbe favorirlo nella vittoria del Leone d’oro. A parte questo Ford costruisce un film assai interessante. La storia vede come protagonista assoluto Colin Firth che meriterebbe la Coppa Volpi come miglior attore per la sua interpretazione di un professore universitario omosessuale nell’America conformista degli anni Sessanta che, caduto in depressione per l’improvvisa morte del suo compagno, decide di togliersi la vita perché oramai senza senso. Saranno le piccole cose, e le persone, anche insospettabili prima di allora, a far sì che qualcosa scatti in lui e gli faccia vedere che, dopotutto, la vita continua e il lutto è un dolore che può essere superato. Nel cast anche la sempre brava Julienne Moore, la miglior amica del protagonista, una volta legata a lui sentimentalmente, che vive osservando il passato non riuscendo ad accettare il suo presente di donna che vive da sola, abbandonata dal marito – e in maniera particolare non è capace a rassegnarsi all’idea che come essere umano deve inevitabilmente invecchiare e perdere la sua bellezza e il suo modo di essere – e, benché meno, il futuro. La vicenda è tratta dal romanzo omonimo di Christopher Isherwood e sceneggiata dal regista – nonché anche produttore del film – assieme a David Scearce. Ford si rivela, nel suo primo tentativo dietro la macchina da presa, essere un metteur en scéne equamente focalizzato su personaggi e messa in scena. Quest’ultima, infatti, segue direttamente le azioni dei primi – in particolar modo del professore – e ciò che essi provano. L’aspetto più interessaste dell’idea estetica dello stilista passato dietro alla macchina da presa è, fuori da ogni dubbio, il dichiarato e repentino cambio cromatico dell’immagine che lo spettatore osserva sullo schermo – senza l’uso di alcun taglio di montaggio – in seguito a un mutamento nell’animo di colui del quale prendiamo il punto di vista. Un esempio: il professore, più volte nel film, osserva dei particolari delle altre persone; di norma le immagini che lo riguardano, e ovviamente le sue soggettive in maniera particolare, virano verso una colorazione grigiastra, piatta mentre quando il personaggio di Firth viene colpito da un “qualcosa” – sia questo un dettaglio che lo attrae oppure un sentimento che prova in base a l’azione di colui o colei che gli si pone davanti – l’immagine prende letteralmente vita, il grigiore lascia il posto a una saturazione graduale ma del tutto quasi istantanea che ridà colore agli oggetti, in particolar modo alle carni dei personaggi e ai loro dettagli, si tratti di labbra oppure di occhi. Tutto questo assume un effetto ottico sinceramente molto bello e decisamente poco usuale. Per quanto riguarda la vicenda, Ford ha l’accortezza di non scadere mai nel banale né nel melodrammatico, rischio che, vista la materia assai ardua – e al contempo abusata – da trattare, era reale. A single man, in uscita in Italia durante la stagione cinematografica iniziata lo scorso weekend, piacerà innanzitutto a un pubblico omosessuale per ovvie ragioni – tra l’altro la pellicola è stata insignita del Queer award 2009, premio per il miglior film a sfondo omosex presente al Lido – ma sicuramente anche a uno femminile. Forse quello maschile potrà nutrire più dubbi sull’effettivo valore della pellicola, ma, come per Brokeback mountain – senza però esserlo sia chiaro – la storia, parlando in fin dei conti di amore, poco importano infatti le preferenze sessuali del protagonista, potrà, probabilmente, essere apprezzata da un pubblico assai vasto.
Tag:A single man, Firth, Ford, Julianne Moore


2 Commenti
intrigante
Dalle prime immagini passate in tv, sembra molto curato formalmente. Penso che mi piacerà!
Spero che Colin Firth vinca la Coppa Volpi perché, se tu dici che la merita, deve essere davvero molto bravo.
Mi fido.