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Lola

di Brillante Ma. Mendoza
Filippine 2009

di Enrico Vannucci

La scelta di Lola di Brillante Ma. Mendoza come secondo film in competizione lasciato volontariamente ignoto fino all’ultimo è davvero una sorpresa. Soprattutto perché il regista ha quest’anno presentato una pellicola, Kinatay, recensita a suo tempo da chi scrive, a Cannes, probabilmente il festival di cinema più in competizione con Venezia, pellicola che è valsa anche il premio come miglior regia. Marco Muller, con questa scelta, pare aver gettato un guanto di sfida ai cugini transalpini, riuscendo ad aggiudicarsi il migliore dei due film. Lola, in effetti, supera Kinatay, nonostante la menzione vinta in Francia. Mendoza realizza un film su due donne, entrambe nonne, entrambe chiamate Lola, che si trovano, indipendentemente dalla loro volontà, a doversi fronteggiare. L’una chiede giustizia per l’omicidio del figlio da parte del nipote dell’altra la quale, come unico sogno prima di morire, spera di vedere il suo familiare libero da ogni accusa con la possibilità di avere una seconda ciance nella vita e, per questo, si dice pronta ad accordarsi con l’altra parte per saldare un ammontare di denaro che metta fine alla faida che ne è nata. Mendoza realizza un film potente, probabilmente un attimo più lungo del dovuto, dai ritmi lenti ed estenuanti che però non stancano lo spettatore che rimane rapito dalla vicenda umana delle due protagoniste e dal triste e duro affresco che egli abbozza delle Filippine, in particolare la città di Manila, al giorno d’oggi. Le due famiglie di provenienza delle due donne sono infatti entrambe di umilissime origine. La vicenda non è altro che una durissima lotta tra poveri. Entrambe le donne sono infatti preoccupate dalla ricerca estenuante di imponenti, per loro, somme di denaro per pagare chi il funerale, chi l’ammontare per trovare l’accordo con la famiglia colpita dal lutto. Mendoza ci guida in questa vita infernale con i suoi lunghi piani sequenza realizzati grazie alla camera a mano o a spalla. L’immagine è, al solito, desaturata, quasi sporca, come a doppiare il tempo uggioso e umido del paese durante il periodo dei monsoni quando la storia è ambientata. Il regista rimane sempre attaccato alle sue protagoniste, quasi come un’ombra, senza mai mollarle un attimo, come se stesse loro addosso. Ovviamente il racconto si sviluppa attraverso un montaggio alternato tra le scene dell’una e dell’altra, così da collegare, idealmente, le loro ricerche, connotate dal medesimo scopo. In effetti, alla fine, quando le due si trovano di fronte per accordarsi diviene palese, dal loro discorso, che le due hanno più che qualcosa in comune: le loro vicende umane sono pressoché identiche, eccetto per quel fatto di cronaca non dipeso dalle loro azioni. Mendoza stesso ha dichiarato che le due Lola sono due facce della stessa medaglia, la cui unica differenza sta nel fatto che mentre l’una è forte, l’altra risulta più debole, sebbene ciò risulti necessario per riequilibrare la natura non solo del racconto ma dell’equilibrio vivente.

Il regista filippino, in conclusione, realizza un buon film sebbene difficilmente sarà apprezzato dal grande pubblico, sempre che venga distribuito nel nostro paese. L’unica cosa che rimane da vedere è se, come a Cannes in Maggio, riuscirà a ricevere un premio.



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10 settembre 2009

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