C’è toccato aspettare ben quattro film ma, all’ultima occasione disponibile, l’abbiamo trovato: finalmente un buon film italiano in concorso alla sessantaseiesima Mostra! La doppia ora, esordio alla regia di Giuseppe Capotondi, già noto come regista di video musicali, non solo è aria fresca ma è uno degli esempi da seguire per smuovere la nostra asfittica cinematografia nazionale. La pellicola è interessante soprattutto perché gioca in maniera molo intelligente con il genere, o meglio, i generi, visto che, peculiarità di questo lungometraggio, la vicenda passa dall’essere un film d’amore (molto italiano) all’horror per poi divenire, verso la fine, un thriller. E’ questo uno degli aspetti di cui il cinema italiano necessita, ripartire dalle basi del cinema, ovvero dal genere, e Capotondi e gli sceneggiatori, ai quali si deve anche il soggetto della storia, hanno compreso perfettamente. Così come la Indigo film, che dopo La ragazza del lago, sforna un’altra opera prima con un intrigo sullo sfondo. Questo La doppia ora ha tutte le potenzialità per fare altrettanto bene al botteghino e per ricoprire passo dopo passo le orme, anche vincenti, del film di Molaioli – vincitore di svariati David di Donatello tra le altre cose. Il regista si dimostra assai capace di gestire i vari generi senza problemi, presentando una messa in scena che ricorda a livello scenografico il primo Sorrentino e a livello di movimenti di camera un certo cinema indipendente americano, così come il montaggio. Gli attori protagonisti sono Ksenia Rappaport, già nel film di Tornatore La sconosciuta, e Filippo Timi, il Benito Mussolini del Vincere di Bellocchio, entrambi ottimi interpreti dei loro due personaggi, una cameriera di albergo e una guardia giurata a servizio presso la villa di un ricco industriale. La storia merita di non essere rivelata per non togliere allo spettatore il piacere di guardare questa vicenda che, seriamente, merita di essere osservata al meglio, senza saperne nulla a riguardo, così da farsi colpire a pieno dalla potenza del film. Ciò che può essere detto è che tutto ciò che accade, avviene nell’esoterica Torino, probabilmente l’unica città italiana che avrebbe potuto ospitare una narrazione come questa, caratterizzata da elementi che rimandano, inevitabilmente, al mondo del sovrannaturale, senza però scadere mai nel ridicolo o nel superfluo. Di più non si può dire. E’ per questo che chi scrive conclude qui – non rispettando la lunghezza media dei suoi scritti fino ad ora – questo articolo, con l’augurio e la speranza che il film di Capotondi riesca a vincere un premio a questa Mostra (miglior sceneggiatura?) e che al box office – l’uscita è prevista per Ottobre in più di quattrocento copie – La doppia ora riscuota un ottimo successo. E’ ciò che il cinema italiano ha bisogno, sarebbe un ottimo premio per gli autori e per chi ha creduto, sin dall’inizio, a questo progetto. Tanti complimenti.
Tag:Capotondi, La doppia ora, Rappaport, Timi


2 Commenti
Bene, un film italiano all’altezza. Finalmente!
Perbacco, gran bel film!