Toccherebbe dire basta. Toccherebbe, veramente, dire basta a film di questo genere. Probabilmente la peggior pellicola vista fin’ora in questa edizione della Mostra. Il cinema italiano dovrebbe smetterla di produrre queste opere che non solo puzzano di vecchio ma appaiono anche assai ridicole. Placido racconta l’ennesima storia sul sessantotto nella quale “noi” eravamo i migliori e “loro” erano i peggiori ma, purtroppo, sono stati anche coloro che hanno vinto quella battaglia – ma anche tutta la guerra a ben vedere – e, oggi, non possiamo far altro che rimpiangere quel grande sogno e quell’epoca d’oro. Basta! Gli italiani dimostrano che oramai i film sulle “generazioni” – a parte alcune opere che appaiono assai riuscite – non riescono più a farli, specialmente quelli ambientati in quei fatidici anni. Trattando questo argomento, rimasto nel cuore a molti nostalgici, il più delle volte si rischia, come in questo caso, di dipingere un affresco non solo irreale ma anche ridicolo, nel quale le alte vicende della storia, gli ideali, si combinano con le piccole storielle del quotidiano: il rapporto difficile con i genitori borghesi, l’amore non corrisposto e “sbagliato” verso coloro che dovrebbero essere considerati i nostri nemici, i compagni che sbagliando scelgono la lotta armata. I soliti, identici e ripetitivi argomenti. Aggiungiamoci poi un finale all’American Graffiti nel quale ci viene svelato il futuro dei protagonisti che abbiamo fino ad allora seguito e si scade veramente nel patetico. La lettura è poi piuttosto semplice: nonostante noi siamo stati sconfitti dalla storia, almeno, ci siamo riscattati a livello individuale. E che riscatto: uno, Argentero, brigatista in esilio in Francia, l’altra, la Trinca, professoressa negli stati uniti e il terzo, Scamarcio – che poi non è altro che il vero e proprio alterego di Placido – attore di film come aveva sempre sognato. La morale è dunque doppiamente da condannare: noi che sognavamo in grande, non ne siamo usciti vincitori, ma siamo divenuti lo stesso “qualcuno”, abbiamo ricavato il massimo dalle nostre vite, mica come coloro che ci hanno battuto. Placido vede la storia solo dal suo punto di vista, quello di una persona che ha vissuto quegli anni e che comunque è caduta in piedi. Vi è una differenza sostanziale con film dalla tematica similare come il già citato American Graffiti o il Come Eravamo di Pollack: nelle due opere americane, i protagonisti non sono e non saranno mai dei vincenti, ma degli sconfitti dalla vita – a parte, forse, il personaggio di Dreyfuss nel film di Lucas che però nel seguito di quella pellicola viene, per questo, completamente dimenticato – mentre in Il grande sogno questi fin dall’inizio sanno di essere dei vincenti, persone alla quale la vita sorriderà sempre.
Anche a livello filmico il lungometraggio risulta irritante. La produzione Taodue di Valsecchi – rinomata per le serie come Distretto di Polizia – dovrebbe di suo essere una spia della televisività del prodotto realizzato da Placido. Non ci troviamo davanti a un’opera per il cinema ma più per il piccolo schermo. E’ ormai prassi comune, purtroppo, per la nostra industria del grande schermo, realizzare sempre più prodotti che sono rivolti in maggioranza per un passaggio successivo sul satellite che non per quello in sala. Il motivo è presto detto: nel nostro paese sono i canali televisivi a comandare e dettare le regole, e non solo perché il presidente del consiglio è il maggiore azionista della più grande compagnia privata e controlla anche l’azienda di stato. A parte pochi esempi di qualità – Sorrentino, Garrone, Bellocchio – il cinema italiano pare ormai un ricordo. Ciò che sempre più siamo abituati a vedere nelle sale sono solo anteprime di ciò che ci aspetterà in tv da lì a poco tempo. Eppure basterebbe poco per ritornare a fare dei buoni film. Sorrentino è uno di quelli che ha capito come: ispirarsi a coloro che sanno perfettamente cosa sia il cinema, gli americani. In estrema sintesi: risparmiate i vostri soldi in tempo di crisi.
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3 Commenti
Oh, mamma mia! Deve essere stato uno sfacelo! Tuttavia, devo dire che il commento su un certo 68, o per meglio dire, su molti ex 68 lo condivido in pieno!
però… Sì, in linea di massima non mi aspettavo questo granché, ma qui lo massacri. Il filone sul ‘68 direi sia davvero esaurito. Il più brutto, quello di Bertolucci di 4-5 anni fa di cui ho rimosso il nome ma non la noia…
Lo massacro perché è veramente un film brutto. Se poi leggi le dichiarazioni di Placido, sempre simpatico, c’è da mettersi le mani nei capelli.
Sul Sessantotto è inutile fare i film dopo La Cinese di Godard. Il film di Bertolucci al quale ti riferisci è The Dreamers, presentato a Venezia nel 2003, che è un falso film sul ‘68 visto che è una pellicola sul sentimento amoroso.