The informant! si può ascrivere al filone più hollywoodiano di Soderbergh. Volendo fare un paragone con un’altra pellicola firmata da un altro regista, potremmo chiamare in causa il Prova a prendermi di Steven Spielberg. Sebbene i due lungometraggi siano alquanto differenti come storia, le situazioni e alcuni riferimenti paiono assai similari. La storia narra di Mark Whitacre (Matt Damon), un manager di una grande azienda agroalimentare intitolata ADM che, un giorno, decide di raccontare all’FBI degli accordi illeciti che la sua corporation stava prendendo con i propri concorrenti per controllare il mercato dei prezzi, creando di fatto un cartello tra poche società internazionali. Mark fa tutto ciò certo che la sua onestà verrà ricompensata dal consiglio di amministrazione dell’ADM con un ruolo più importante e remunerativo per lui, nato tecnico agroalimentare e spostato nei piani alti del marketing. Ovviamente ciò che Mark pensa, appare, per chiunque lo senta parlare, una vera e propria follia, della quale lui, però si dice fermamente convinto. Coordinato da due agenti dell’FBI, l’uomo inizia a registrare le conversazioni tra gli uomini della ADM e quella delle compagnie concorrenti, così da produrre prove nel processo. Mano a mano che le indagini proseguono, però, gli agenti federali iniziano a scoprire che non tutto ciò che l’uomo ha dichiarato corrisponda alla verità. Ci sono molte imprecisioni e fatti totalmente inventati in ciò che Mark ha detto loro, sebbene, l’accusa maggiore, riguardante la creazione di un cartello per il controllo dei prezzi, non decade. Anzi, con il progredire del tempo e l’avanzamento delle indagini, il piccolo manager diviene sempre più un teste inaffidabile, tanto che gli stessi rappresentanti del governo americano che l’aveva appoggiato all’inizio cominciano a dubitare di lui.
Steven Soderbergh realizza una vera e propria commedia tingendola con quel pizzico di mistero che avvolge il protagonista e che rende interessante e assai divertente l’intero svolgimento della pellicola. Il regista americano ci fa entrare in un mondo asettico, reso abilmente anche dalla parca e vuota scenografia ridotta ai minimi termini, un mondo in decadenza, quello dell’America degli anni Novanta, quando – rimasta solo sullo scenario mondiale, essendo l’URSS stata sconfitta politicamente e storicamente – scomparendo il nemico principale anche le vecchie categorie sono, per quel momento, svanite. Definizioni che, però, Mark continua a utilizzare: di continuo egli ripete agli agenti che lui è il good guy mentre i suoi superiori sono i cattivi ed è proprio per questo motivo che quella ricompensa da parte dell’azienda con un posto di lavoro migliore non può che essere il giusto premio per uno come lui. In effetti, Whitacre più che apparire un uomo degli anni Novanta, sembra ancora legato a doppio nodo con il decennio precedente, non solo per il suo abbigliamento che appare retro ma soprattutto anche per il suo modo di ragionare. Modo di pensare che ci appare evidente dalla voce fuori campo che parla direttamente con noi spettatori. Da quel che ci dice, pare che la sua mente sia scollegata dal mondo in cui vive e continui a immaginare una società e una vita che si richiama a quel del grande american dream reganiano: bella e grande casa, belle automobili sportive in sovrappiù, soldi a non finire, una moglie devota e dei figli amorevoli. E’ proprio questa sua voce interiore che ci fa intuire che qualcosa in lui non va. Ed è questa sua voce che ci dice come la colpa, per quel che accade, non è esterna, della società, ma interna, ovvero riconducibile a lui stesso. Anche in questo senso – dare la colpa al singolo e non alla società – il film appare, duque, assai reaganiano e assai da atmosfere antecedenti agli spensierati anni Novanta nei quali è, in realtà, ambientato.
La vicenda, sebbene appaia davvero incredibile, è tratta da una storia vera. Soderbergh svolge il lavoro con la solita maestria. Di certo non ci troviamo di fronte Steven Spielberg ma il regisya ha ormai così confidenza con film di questo tipo, tutta la serie di Ocean’s, che sicuramente il film piacerà a tutti quanti non appena arriverà nelle sale.
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