Antoine Fuqua da ancora una volta prova di dare il meglio di sé come regista quando si trova tra le mani non tanto una storia che funziona ma dei personaggi “cazzuti”. Come aveva dimostrato il triste e blando King Arthur il talento del regista si disperde facilmente senza un copione che presenti dei caratteri interessanti. Con questo Brooklyn’s finest, Fuqua torna ai livelli dell’ottimo Training Day, presentato a sua volta a Venezia sempre, come oggi, Fuori Competizione, tanto da chiedersi come mai la direzione non abbia voluto premiare l’autore con un posto in competizione (per esempio al posto del debole Persécution) che sicuramente avrebbe meritato. La storia è alquanto semplice e lineare, racconta la vita di tre poliziotti: Eddie (Richard Gere) ormai prossimo alla pensione, disilluso da quella vita e da ventidue anni di servizio nei quali, conducendo una carriera mediocre e senza aspirazioni, ha visto troppe cose brutte; Sal (Ethan Hawke) impiegato nell’antidroga, è disperato perché sua moglie è malata e incinta di altri due figli che porteranno il numero dei componenti della famiglia a sette e per questo non ha idea di come tirare a campare con il suo misero stipendio da ventimila dollari l’anno; Tango (Don Cheadle) che da cinque anni, uno dei quali passato in prigione, lavora come infiltrato in una gang newyorkese di spacciatori di droga e, per questo motivo, ha mandato in rovina la sua vita privata, portando la moglie a chiedere il divorzio. Lo svolgimento è legato attorno a queste tre linee narrative che coinvolgono direttamente i personaggi. Ciò che più colpisce del film di Fuqua è certamente la sua abilità nell’utilizzare tutti i cliché del genere – in fin dei conti ci troviamo sempre di fronte al poliziotto stufo del suo lavoro, a quello che non riesce a campare e quindi è spinto a compiere egli stesso azioni criminali e all’infiltrato che non riesce più a sopportare quella atroce doppia vita – compresi quelli di background – dai capi che sono un ammasso di ottusi che disprezzano il lavoro della gente e che danno ordini con l’unico scopo di pensare alla propria carriera, i compagni poliziotti teste calde, pronti a premere il grilletto verso chiunque, le giovani reclute inesperte, la prostituta che se la fa con il personaggio di Gere il quale la tratta come se fosse la sua ragazza, la promozione offerta a Tango ma mai arrivata, le mogli impazienti che chiedono il divorzio, fino la polizia che uccide un nero innocente per la strada – senza per questo però risultare mai banale, ripetitivo. I poliziotti di Brooklyn’s finest sono degli uomini di un altro tempo, non certo dei giorni nostri. Sono rimasti agli anni Settanta, così come tutta la pellicola che, chiaramente, si rifà ai polizieschi di quella epoca. Eddi, Sal e Tango, dunque, diventano dunque dei ronin solitari che, da soli, senza l’aiuto dei compagni o dei superiori, sono obbligati a pensare unicamente a loro stessi, per fare sì che la loro vita ritrovi un senso e per sentirsi nuovamente fieri di ciò che fanno, senza più dover essere succubi di ciò che qualcun altro vuole da loro. Fuqua ha il pregio di rimanere sempre con loro, facendo trovare lo spettatore ogni volta nel punto di vista di ognuno di questi personaggi. Ci troviamo all’opposto di ciò che succede in White Material, il film della Denis in Concorso, dove la mancanza di una identificazione con la protagonista era totale. Qui è impossibile per lo spettatore non parteggiare per coloro che segue ogni volta sullo schermo. Se proprio dovessimo trovare un piccolo difetto al film questi sarebbe un minuscolo vuoto nella sceneggiatura (o nel montaggio) che fa si che per un certo periodo si perda di vista la vicenda del personaggio di Gere. Ma ciò è perdonabile essendo questi, dei tre, quello meno brillante di suo e quello che vive maggiormente di luce riflessa degli altri due. Le interpretazioni sono meravigliose, da tutti e tre i protagonisti, forse un gradino su tutti un nevrotico Ethan Hawke. Da annotare anche la presenza di Wesley Snipes, nel ruolo del boss della gang ormai stufo di tutti quei traffici illeciti. Complimenti davvero, assolutamente da vedere.
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