Se non è Dio a compiere i miracoli, allora chi è? Lourdes di Jessica Hausner è indubbiamente un bel film. Per la prima volta in concorso a Venezia, la giovane regista austriaca si conferma come un’ottima autrice di chiara razza europea – tra l’altro già dimostrata con il suo debutto dietro la macchina da presa dal titolo Hotel, in concorso alla Quinzaine des realizateurs a Cannes nel 2004 – realizzando una pellicola dai tempi molto dilatati ma non per questo non necessari a narrare una vicenda che indaga sull’essenza della felicità. E’ su questa tematica, infatti, che il film concentra la propria attenzione. Che cosa può essere la felicità per una giovane donna bloccata da un male difficile da accettare e impossibile da curare come la sclerosi multipla? Per il prete la felicità è qualcosa da ricercare non in questa vita ma dopo la morte, sopportando tutte le sofferenze con le quali Dio ha deciso di mettere alla prova coloro i quali ne sono stari colpiti, La sopportazione del dolore diviene dunque una virtù in questa nostra esperienza terrena. Ma per Christine non è così. Per lei, amata di poca fede, il viaggio a Lourdes significa più che altro andare non rimanere da sola per lungo periodo, ma potersi sentire normale per un periodo, seppur breve. Normale non perché si trovi in mezzo a persone che come lei sono afflitte da una patologia che i medici non sanno come curare, ma perché quel viaggio, così come tutti i viaggi organizzati ai quali ha preso parte, la fa sentire come una qualsiasi persona normodotata, capace di poter fare ciò che tutto il resto del mondo compie ogni giorno. E’ proprio il non poter fare una cosa semplice come salire sulla sommità di una montagna assieme alla comitiva a causa della carrozzina sulla quale è confinata che, inspiegabilmente, le fa, in maniera assai repentina, sconfiggere il male che la affligge. Tutti gridano al miracolo, la Madonna ha fatto le deve aver fatto la grazia. Tutti si chiedono perché proprio a lei è toccata questo prodigio, lei che non è certamente la credente più devota di tutte. Anche lei non sa spiegarselo, fino a quando, l’ultima sera del viaggio a Lourdes, inciampa sulle su fragili gambe durante un ballo e casca per terra. Tutti pensano che la grazia non durerà, così come in molti altri casi di guarigioni inspiegabili che, con il passare del tempo, si sono rivelate solo temporanee. Dunque, se non era un miracolo e Dio non lo ha fatto, chi ha permesso a Christina di alzarsi e camminare di nuovo? Lei stessa ovviamente, con la sua forza di volontà spinta a cercare un momento, di felicità, non importa se breve, come pare esso possa essere, ma il solo pensiero di poter vivere di nuovo una vita che lei giudica normale, comune, senza doversi sentire anormale e per questo infelice, è riuscita a farle sconfiggere la malattia.
Certamente questo è un film che andrebbe visto e basta. Sintetizzarlo rovina solo il gusto della sua visione. Una sorpresa per molti, una conferma per altri. Lourdes è e rimarrà tra le cose migliori viste al Lido in questa edizione numero sessantasei.
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Un Commento
I miracoli sono botte. Di culo.