Roko tra i fratelli
Scritto da Marcello Micheloni (da Toronto - Canada)   
venerdì 21 novembre 2008
Intervista esclusiva con Roko Ukic, playmaker croato dei Toronto Raptors, con un passato tra Spagna e Italia. E con una gran voglia di emergere anche in America...

Roko Ukic in penetrazione contro Dirk Nowitzki (da raptorstalk.com, Photo by Jesse D. Garrabrant/NBA)E’ l’ultimo della nutrita truppa dei Raptors a lasciare l’allenamento del sabato mattina. La squadra deve riassorbire la tremenda beffa patita la sera prima: la sconfitta allo scadere contro i Nets dell’ex Vince Carter, delusione che Andrea Bargnani ha definito come “la più dolorosa da quando sono qui, escludendo le eliminazioni dai playoffs”. E difatti le facce non sono il massimo dell’allegria. Ma quella di Ukic non perde concentrazione e voglia di stare ad ascoltare i consigli degli assistenti di Mitchell: prima della doccia, il croato si ferma ancora un po’ a lavorare su tiro e palleggio. Saranno i luoghi comuni sullo stacanovismo slavo, ma pare proprio che Roko di intensità ne metta in abbondanza. Tra l'altro, sono giorni in cui il ragazzo sta trovando spazio anche in campo, in mezzo ai tanti "bro' ", ai tanti "fratelli neri" che affollano l'NBA ma che devono cominciare a rispettare (oltre allo spagnolo Calderon) anche Roko, bianco come latte ma non più bambino. E che si concede con la stessa serietà messa sul campo ai nostri taccuini.

Roko, come vanno le cose qui a Toronto? Come ti trovi?
Per ora sta andando tutto bene, sono ancora in una fase in cui serve apprendere tanto: sono l'unico rookie della squadra, devo imparare un sacco di cose... Ma in generale è tutto ok. Spero di potere imparare qualcosa anche da minuti sul campo nelle prossime partite (cosa poi avvenuta, anche per via delle difficoltà di Solomon, ndr). Mi piacerebbe poter dare un mio contributo alla squadra perché sono certo che anche come team ci sia lo spazio per migliorare.
In fondo sei ancora un giocatore giovane, ma di mondo ne hai già visto parecchio… E anche di basket: Croazia, Spagna, Italia. E finalmente Usa. Dove stanno le maggiori differenze?
Be’, sarà ovvio, ma qui la cosa più difficile a cui adattarsi sono le dimensioni e gli spazi del campo, a partire dalla linea dei tre punti… Come seconda cosa ti devi guadagnare il rispetto da parte degli arbitri: hai bisogno di dimostrare tutto quello che vali perché altrimenti qui nessuno ti presta attenzione. Sono un nuovo arrivato, devo far capire chi sono. E poi le differenze fisiche e di gioco: i giocatori sono più atletici, più reattivi… Puoi anche pensare di essere rapido, magari vedi un varco e allora ti viene l’istinto di buttarti dentro, quando improvvisamente ti rubano la palla o ti stoppano il tiro. Per non parlare della difesa: sono tutti molto forti nel trattare la palla, è difficilissimo fermarli. C’è solo una via: provare a giocare la tua miglior partita ogni sera e migliorare ogni giorno, perché qui è l'unico modo di avere successo.
A proposito del concetto di “migliorare”: non deve essere facile per te, per via di metodi completamente diversi rispetto all’Europa.
Sì, è molto diverso. Prima di tutto, come si sa, qui hai più partite e di conseguenza non hai tanto tempo per allenarti. Ma a livello individuale puoi imparare molto comunque, perché hai tanti allenatori: tutti sono pronti e disponibili ad aiutarti a emergere e ad appoggiarti. E anche grazie a loro inizio a prendere fiducia.
Pensi che la tua esperienza italiana ti abbia aiutato per questa nuova avventura? E se sì, in che modo?
Si, mi è servito molto, ho giocato tanti minuti. Credo di avere avuto un'ottima annata personale così come la squadra ha avuto un’ottima stagione, e questo secondo aspetto conta in particolar modo per me come playmaker. Ma prima di tutto ho avuto un buon allenatore che mi ha aiutato. E poi l’intera società è stata disponibile: Dejan, il presidente e via via tutti gli altri. Sono molto riconoscente con tutti loro: mi hanno aiutato ad essere un giocatore migliore e ad arrivare pronto qui, per l'NBA.
Sei ancora in contatto con qualcuno di Roma?
Ho parlato con coach Repesa proprio ieri. Ero molto curioso di sapere come stessero andando le cose: direi bene (naturalmente l'intervista è stata raccolta prima delle recenti difficoltà della Lottomatica, ndr). Hanno davvero un’ottima squadra con giocatori come Sani e Primo, pieni di esperienza. Possono fare bene, facendo molta strada sia in campionato che in Eurolega.
Saprai anche che, però, hanno preso una bella batosta dalla solita Mens Sana…
Sì, so che hanno perso con Siena, una grande sfida (sorride pensando ad atmosfere che ricorda bene, ndr). Ma cosa ci puoi fare: Siena è una grandissima squadra e devi giocare davvero al massimo per poterla battere…



Commenti
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BUONO  -    |2008-12-20 06:28:31
Ukic è buono, ma non pensavo potesse tenere il campo nella NBA. Complimenti!
peppe  - Roko sorprendente   |2008-12-23 05:49:17
Ammetto che Ukic mi sta sorprendendo! A volte faticava più a Roma l'anno scorso
che nei minuti di Toronto quest'anno.
Ora sembre che Solomon stia recuperando
terreno.
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