Rich Guys
Scritto da Daniele Dieci   
giovedý 09 febbraio 2006
Primo anno di università. Caffè mattutino con un’amica al bar di fianco al liceo. Tra chiacchiere e sigarette mi cade l’occhio su un gruppo di tre ragazzini, massimo seconda superiore, visibilmente dei cabottari. Niente di strano.
Ma, su quel gruppetto di cabottari rumorosi, ci cade anche l’orecchio: “Oh Matte, andiamo su a farci una lampada?”
UNA LAMPADA?!
Mi sento improvvisamente vecchio, vecchio e disadattato.
Perché io a 15 anni, quando facevo cabò, non andavo a farmi una lampada?!
“No dai, magari facciamo un giro al Tartaruga, oggi non c’ho voglia.”
TARTARUGA???
I miei complessi aumentano visibilmente e mi accendo una sigaretta. Ho quasi voglia di ordinare un Martini, ma sono le dieci di mattina e magari meglio di no.
Perché io a 15 anni, quando facevo cabò, non andavo a fare shopping in centro?!
Pezzente!
Io al massimo andavo a giocare a carte nel parco con altri Disadattati-Poveri-Sfigati miei simili.
Ma era normale così, no?
Il gruppetto si alza ed esce dal bar. Mentre si incamminano, noto un particolare volgarmente esplicito stampato sui loro sederi omologati: RICH RICH RICH.
Mi sento davvero un outsider, ma questo mi porta improvvisamente sollievo.
Ora ricordo. Accidenti, siamo a Sassuolo! Però, perdonate l’ingenuità, non credevo che in pochi anni le “nuove generazioni” cambiassero così sensibilmente le proprie abitudini. Spero solo, tra qualche anno, di non vedere bambine andare all’asilo in tailleur.
Credo proprio che quel Martini lo ordinerei davvero.


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