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	<title>All&#039;ombra della Palma &#187; &#8211; Hors Compétition e Séances Spéciales</title>
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	<description>ilSassolino.net al Festival di Cannes</description>
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		<title>Coco Chanel &amp; Igor Stravinsky</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2009 11:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Vannucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[* Selezione Ufficiale]]></category>
		<category><![CDATA[- Hors Compétition e Séances Spéciales]]></category>
		<category><![CDATA[Coco Chanel & Igor Stravinsky]]></category>
		<category><![CDATA[Kounen]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jan Kounen
Francia 2009]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Film di chiusura questa biopic su Coco Chanel e Igor Stravinsky tratta dal romanzo di Chris Greenhalgh che si focalizza sulla relazione amorosa tra la famosa stilista francese e il noto compositore russo. Solitamente le pellicole che concludono questo tipo di kermesse sono, per una ragione o per l&#8217;altra, abbastanza noiose. Questa volta, invece, l&#8217;opera per la regia di Jan Kounen non appare così negativa, sebbene alla stampa non sia piaciuta per niente. Tutta la vicenda è incentrata sulla storia d&#8217;amore tra i due, un rapporto clandestino perché l&#8217;uomo è sposato e padre di cinque figli. Una relazione che però si svolge sotto gli occhi della moglie visto che la famiglia Stravinsky è ospite della casa della stilista. L&#8217;aspetto che chi scrive ha trovato maggiormente interessante nel film è sicuramente la caratterizzazione dei due protagonisti principali, infatti i due subiscono un interscambio dei ruoli che solitamente vengono deputati all&#8217;uomo e alla donna. E&#8217; Coco il personaggio forte mentre è Stravinsky a risultare quello debole, così come appare un leader, nonostante la salute cagionevole, anche la moglie del musicista. Assistiamo dunque a uno stravolgimento delle regole che corrisponde allo stravolgimento che la musica del compositore russo ha portato all&#8217;interno della Classica. Ciò è magistralmente mostrato dalla sequenza iniziale del film nel quale assistiamo a una delle prime rappresentazioni parigine di una delle opere del musicista. Kounen, almeno in questa sequenza, dimostra una grandissima abilità registica, riuscendo a gestire per un quarto d&#8217;ora, una scena che sullo schermo appare veramente &#8220;operistica&#8221;. In effetti i primi quindici minuti valgono tutto il film. La restante ora e quarantacinque non è il classico melodramma su un rapporto clandestino che si vorrebbe funzionasse ma che non potrà mai funzionare ma una sua variazione sul tema e, per questo, appaga abbastanza. Certamente non ci troviamo di fronte a un capolavoro o a una pellicola che rimarrà a lungo nella memoria ma, comunque, pone una degna fine a un&#8217;ottimo Festival di Cannes.</p>
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		<title>The imaginarium of Doctor Parnassus</title>
		<link>http://www.ilsassolino.net/cannes/2009/05/22/the-imaginarium-of-doctor-parnassus/</link>
		<comments>http://www.ilsassolino.net/cannes/2009/05/22/the-imaginarium-of-doctor-parnassus/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 May 2009 10:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Vannucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[* Selezione Ufficiale]]></category>
		<category><![CDATA[- Hors Compétition e Séances Spéciales]]></category>
		<category><![CDATA[Gilliam]]></category>
		<category><![CDATA[The imaginarium of Doctor Parnassus]]></category>

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		<description><![CDATA[di Terry Gilliam
USA 2009
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;A film from Heath Ledger and his friends&#8221; con questa frase si conclude <em>The Imaginarium of Doctor Parnassus</em> di Terry Gilliam, in Italia dal 4 Settembre con il bruttissimo titolo <em>Parnassus &#8211; L&#8217;uomo che voleva ingannare il diavolo</em>. Nonostante l&#8217;infelice scelta del traduzione nella nostra lingua, il diavolo qualcosa, in questa storia, in effetti c&#8217;entra qualcosa. Il plot principale si risolve per l&#8217;appunto attorno a un patto che Parnassus ha stretto con il maligno, conosciuto come Mr. Nick e meravigliosamente interpretato da Tom Waits, un patto che, ovviamente, quando sopraggiunge l&#8217;ora di rispettarlo, l&#8217;immortale Dottore non ha la minima intenzione di farlo, soprattutto perché riguarda l&#8217;anima della propria figlia. Il diavolo, allora, propone una rinegoziazione: chi dei due sarà il primo ad attrarre le anime di cinque mortali &#8211; Parnassus con il suo immaginario e Mr. Nick con le sue tentazioni &#8211; avrà vinto e diventerà il padrone dell&#8217;anima di Valentina, la figlia. E Heath Ledger in tutto questo? L&#8217;attore australiano, qui alla sua ultimissima interpretazione, assume il ruolo di Tony, uno strano personaggio che viene incontrato per caso dalla compagnia teatrale di Parnassus e che aiuterà loro a conseguire il loro progetto salvo, poi, nel finale, rivelare qualche aspetto nascosto e controverso della sua personalità.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>The imaginarium of Doctor Parnassus</em> è decisamente un film di Terry Gilliam, di quello più visionario. E il risultato è più che soddisfacente. Lo sguardo del regista è distorto come il suo obiettivo grandangolare, utilizzato abbondantemente, anche per i primissimi piani. Distorsione che avviene anche a livello scenografico, non solo per gli effetti digitali che permettono al regista la possibilità di malleare a piacimento la visione, ma anche grazie alle scenografie che distorcono la realtà. Ma forse quest&#8217;ultimo termine è del tutto fuoriluogo perché per un regista che ben poche volte nella sua carriera ha fatto i conti con il reale, soprattutto in questa pellicola, tutto ciò che succede dietro lo specchio &#8211; citazione/omaggio, ovviamente, di Lewis Carroll &#8211; è unicamente collegabile all&#8217;immaginario e alla fantasia. Gli specchi del film, non solo quello che porta nell&#8217;altra dimensione, nella mente del Dottore, ma anche quelli della scena in cui Valentina e Mr. Nick danzano, non rispecchiano mai delle immagini di un referente reale ma, o non riflettono nulla (come quello sul palcoscenico), oppure mostrano diversi punti di vista (come nella sequenza del ballo) sebbene di un sogno (o incubo), non certo di un qualsiasi tipo di reale. D&#8217;altronde come i personaggi che entrano nella mente e nell&#8217;immaginario di Parnassus, così, noi spettatori, varchiamo la soglia dello specchio/schermo per immergerci nelle visioni cinematografiche di Terry Gilliam con un risultato che è esattamente lo stesso: di soddisfazione.</p>
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		<title>Panique au village</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 16:16:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Vannucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[* Selezione Ufficiale]]></category>
		<category><![CDATA[- Hors Compétition e Séances Spéciales]]></category>
		<category><![CDATA[Aubier]]></category>
		<category><![CDATA[Panique au village]]></category>
		<category><![CDATA[Patar]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stéphane Aubier Vincent Patar
Belgio 2009]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Certamente una delle migliori cose viste quest&#8217;anno al Festival questo cartone animato quasi interamente realizzato in stop-motion &#8211; a parte per i titoli di testa e di coda che sono disegnati a mano &#8211; di origine belga vallone. Una commedia divertente che vede come protagonisti tre modellini di un cavallo, un cowboy e un indiano. Il primo è sicuramente il leader del gruppo, colui che deve trovare un rimedio ai pasticci commessi da quell&#8217;altra esilarante coppia sempre in competizione tra loro. Oltre che per la storia, ciò che diverte sul serio è la messa in scena dei personaggi voluta da parte dei due registi. Sia per la scelta dei protagonisti e dei comprimari &#8211; un fattore e una fattrice, gli animali della loro fattoria, un postino, un poliziotto e una cavalla innamorata del nostro stallone &#8211; sia per le voci &#8211; altamente stupide e irreali &#8211; che sono state a loro donate, sia per l&#8217;irrealtà delle proporzioni. Nel film, infatti, tutti gli oggetti, che siano i personaggi o le cose che compongono la scena, sono state posati sul plastico senza, nella maniera più assoluta, rispettare una benché minima regola prospettica: ci troviamo dunque, libri o frittelle più grandi dei personaggi che, come se niente fosse, li usano (o consumano) come se niente fosse. Per l&#8217;ennesima volta c&#8217;è da chiedersi come è possibile che paesi come il Belgio siano così bravi a realizzare produzioni del genere e noi, al solito, latitiamo. Basta leggere i titoli di coda per capire che &#8211; oltre a un problema creativo &#8211; ci troviamo di fronte anche a un problema di finanziamenti. Questa pellicola d&#8217;animazione è stata infatti pagata con soldi provenienti dall&#8217;Unione Europea fino alla provincia della Vallonia Belga in cui è stato realizzato. Il lungometraggio si trova fuori competizione ma è in corsa per la camera d&#8217;oro come miglior opera prima. Premio che, forse, meriterebbe, anche solo per lo sforzo di dare vita a quest&#8217;opera così strabiliante.</p>
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		<title>Drag me to hell</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 18:42:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Vannucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[* Selezione Ufficiale]]></category>
		<category><![CDATA[- Hors Compétition e Séances Spéciales]]></category>
		<category><![CDATA[Drag me to hell]]></category>
		<category><![CDATA[Raimi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Sam Raimi
USA 2009]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sam Raimi è Sam Raimi. Non c&#8217;è niente da fare. State sicuri che non vi deluderà mai quando maneggia il suo genere preferito: l&#8217;horror. Splatter ovviamente. <em>Drag me to hell</em>, presentato fuori concorso, è un prodotto che non disattende di certo le aspettative dello spettatore che conosce il regista americano. La storia è alquanto semplice, una ragazza maledetta da una zingara, perché questa si è sentita umiliata dall&#8217;atteggiamento della giovane nei suoi confronti, deve cercare il modo di salvarsi la pelle e non finire all&#8217;inferno, rapita dal demone che le sta dando la caccia e che la gitana le ha scaraventato contro. Raimi gioca con lo stereotipo &#8211; zingari, demoni, santoni, ragazze in pericolo &#8211; e, ovviamente, funziona. Non c&#8217;è niente di nuovo, dunque perché eccitarsi? Perché  <em>Drag me to hell</em> contine è tutto ciò che lo spettatore richiede da un film del genere e il cineasta, ben conscio di questo, gli presenta davanti agli occhi tutto il necessario per renderlo felice e sazio. Lavorando con lo stereotipo sappiamo esattamente come il film si evolverà dall&#8217;inizio alla fine. Soprattutto alla fine, conoscendo Raimi, non dobbiamo aspettarci grandi novità. In effetti, il regista si conferma un grande moralista e, per persone come lui, l&#8217;unica possibile espiazione per le proprie colpe è ovviamente la massima punizione. No happy ending. At all. Almeno se non si voglia considerare il punto di vista del mostro, del diverso che, forse, in fin dei conti, è proprio quello a cui Raimi tiene di più, visto il suo amore verso tutto ciò che è gore, schifoso, altero da una normalità che viene sempre scacciata il più lontano possibile (e Spiderman è forse l&#8217;esempio più concreto di questo, un eroe che da molti non è considerato tale). Ovviamente da tutti questi eccessi &#8211; di sangue, volti paurosi, rumori assordanti &#8211; non si è spaventati a morte ma si ride a crepapelle, anche per il disgusto che alcune immagini provocano. D&#8217;altronde è una caratteristica tipica e ricorrente della sua filmografia: esorcizzare il lato oscuro delle cose, sempre mostrato in primo piano senza alcun timore, esagerandolo, per farlo divenire solo un&#8217;immagine innocua, della quale ridere e prendersi gioco proprio a causa della sua esplicita falsità.</p>
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		<title>Agora</title>
		<link>http://www.ilsassolino.net/cannes/2009/05/17/agora/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2009 15:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Vannucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[* Selezione Ufficiale]]></category>
		<category><![CDATA[- Hors Compétition e Séances Spéciales]]></category>
		<category><![CDATA[Agora]]></category>
		<category><![CDATA[Amenabar]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alejandro Amenabar
USA-Spagna 2009]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo è un film che in Italia farà scandalo (sempre che trovi una distribuzione!). Se lo ha fatto una brutta produzione come <em>Il codice Da Vinci</em> perché non dovrebbe la pellicola di Amenabar. Il motivo è presto detto: i cristiani ci fanno la figura dei barbari ignoranti che, animati da una fede intransigente cancella tutte le civiltà che prima di loro abitavano la terra, mondo che, in questo caso, è ridotto al microcosmo di Alessandria d&#8217;Egitto, patria della biblioteca più nota del mondo antico, rasa al suolo proprio dalla ferocia iconoclasta dei paleocristiani. Il film narra infatti la lotta per il potere politico e di controllo della società ai tempi della caduta dell&#8217;Impero Romano. I tre gruppi ben distinti sono i pagani ellenisti, gli ebrei e i cristiani, appunto. Questi ultimi sono coloro che, mossi dalla fede che non prevede la messa in discussione di alcun dogma da loro creduto, prima prendono il potere con la forza sottraendolo ai pagani e costringendoli a convertirsi al cristianesimo poi, una volta eliminati i diretti concorrenti per il controllo della società, si dedicano a discreditare e perseguire gli ebrei, iniziando una tradizione di antisemitismo che, innegabilmente, è durata per quasi duemila anni e che, purtroppo, anche oggi non pare essere del tutto scomparsa. Non c&#8217;è dubbio che il film di Amenabar abbia convinto. Non potrebbe essere altrimenti anche perché racconta come, effettivamente, gli avvenimenti storici si siano svolti, ovvero: il Cristianesimo è sopravvissuto solo grazie all&#8217;intuizione di Paolo di Tarso di predicare il Vangelo anche ai gentili e, secondariamente, la natura del messaggio rivolto soprattutto verso uno strato di una popolazione che si sentiva oppressa e alla quale veniva promessa uguaglianza, almeno nell&#8217;aldilà, ha reso possibile smuovere grandi masse con le quali prendere il controllo attraverso l&#8217;uso della forza, giustificando una vera e propria conquista e cancellazione di culture antiche millenni secondo un credo che non ammette dubbi. Ed è proprio sotto questo ultimo punto che il film risulta attuale, almeno nel nostro paese. Amenabar lo dichiara chiaramente: per vivere assieme e in pace non possiamo partire da posizioni dogmatiche che, inevitabilmente, portano solo al contrasto tra le persone ma sono la ragione e la messa in dubbio dei nostri stessi principi &#8211; che per alcuni devono essere considerati non discutibili &#8211; l&#8217;unica maniera che l&#8217;umanità ha, anche oggi, di aspirare a un dialogo proficuo tra culture diverse, in un epoca in cui le guerre di religione e l&#8217;inconciliabilità di pensieri e credi differenti paiono essere, di nuovo, delle verità universali per la maggioranza della popolazione. Una lezione, questa, che alcuni signori nel nostro paese dovrebbero per lo meno ricordarsi prima di permettersi di criticare il resto dell&#8217;umanità che non la pensa come loro. A livello registico è sublime l&#8217;uso che Amenabar fa della prospettiva di Dio il quale, per più volte, è tirato in ballo durante lo svolgimento della pellicola ma che, nell&#8217;intenzione del <em>metteur en scène</em>, invece di parteggiare per una o per l&#8217;altra fazione, si limita, impotente, a osservare la stupidità umana fare il suo corso.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione devo dichiarare la mia invidia verso gli spagnoli che meritano un grande applauso per come da un paio di anni a questa parte riescono a imbastire produzioni così impressionanti, a livello scenico, da essere comparabili al cinema americano. Complimenti sul serio. Inutile dire che a parere  di chi scrive <em>Agora</em> si meritasse di essere in competizione.</p>
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		<title>L&#8217;épine dans le coeur</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 17:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Vannucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[* Selezione Ufficiale]]></category>
		<category><![CDATA[- Hors Compétition e Séances Spéciales]]></category>
		<category><![CDATA[Gondry]]></category>
		<category><![CDATA[L'épine dans le coeur]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michel Gondry
Francia 2009]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;épine dans le coeu</em>r è un documentario firmato da uno dei più brillanti geni visivi dell&#8217;ultimo decennio, il francese Michel Gondry, autore dei migliori video musicali in circolazione e dei brillanti lungometraggi <em>Eternal Sunshine of the Spotless Mind</em> (<em>Se mi lasci ti cancello</em>), <em>L&#8217;arte del sogno </em>e <em>Be kind, rewind</em>,  Questa volta, però, entriamo in un mondo più personale, quello della sua famiglia, in modo particolare della zia Suzette, insegnante per quarant&#8217;anni in piccole scuole di montagna. Gondry ritorna con lei nei luoghi in cui ha educato molti giovani francesi per parlare, in verità, del rapporto della donna con la propria famiglia, in particolar modo il marito e il figlio, la sua &#8220;spina nel cuore&#8221;. Il documentario fa parte di quel filone, molto florido negli ultimi anni, di opere ombelicali che raccontano alcuni aspetti della vita privata dei propri autori oppure di qualche parente o conoscente con il quale vi è un rapporto molto stretto. Chi scrive ha trovato il film assai simile a quello realizzato da Alina Marrazzi, <em>Un&#8217;ora sola ti vorrei, </em>sebbene quest&#8217;ultimo sia stato realizzato di più attraverso il montaggio di filmati di famiglia di repertorio rispetto a quello di Gondry il quale, invece, edita tutto ciò che gli capita tra le mani: non solo vecchi Super8, ma anche riprese realizzate con una vera  e propria troupe documentaristica e altre registrate utilizzando solo la telecamera personale, rendendo così il film un collage di formati assai diversi tra di loro. E&#8217; interessante notare come, stilisticamente, il regista non rinunci nemmeno in questa occasione ai &#8220;trucchi scenici&#8221; di cui è evidentemente innamorato da sempre. Memorabile è la scena dei &#8220;bambini invisibili&#8221; &#8211; grazie alla tecnica del green screen applicata ai vestiti &#8211; che giocano a palla nel cortile della scuola. Gondry è bravo a portarci nel suo mondo privato senza per questo farci sentire degli estranei e, anzi, riesce a farci entrare in sintonia con i membri della sua famiglia, rendendone tutta la particolare umanità, soprattutto quella del cugino e della zia. Va dato merito al regista francese di  far desiderare agli spettatori il desiderio di poter dialogare  con quella signora che ci viene mostrata in tutta la sua singolarità e verità in un modo che risulta assai disarmante. Forse si potrebbe dire che Gondry non ha fatto altro che posizionare la camera in un angolo e poi lasciare che i personaggi interpretassero loro stessi ma una direzione degli attori nel film &#8211; come ogni documentario che si rispetti &#8211; è presente e il regista non ha la pretesa di nasconderlo, anzi, diverse volte ci mostra i suoi suggerimenti di regia, lasciando inalterate quelle parti che in sala di montaggio sarebbero state omesse da chiunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Nota: il film dovrebbe essere rilasciato in Francia nel 2010 così, immagino, una distribuzione in Italia potrebbe essere possibile solo nello stesso anno; sempre che ciò avvenga vista la natura della pellicola.</p>
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		<title>Up</title>
		<link>http://www.ilsassolino.net/cannes/2009/05/13/up/</link>
		<comments>http://www.ilsassolino.net/cannes/2009/05/13/up/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 May 2009 11:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Vannucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[* Selezione Ufficiale]]></category>
		<category><![CDATA[- Hors Compétition e Séances Spéciales]]></category>
		<category><![CDATA[disney]]></category>
		<category><![CDATA[Docter]]></category>
		<category><![CDATA[pixar]]></category>
		<category><![CDATA[Up]]></category>

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		<description><![CDATA[di Peter Docter
USA 2009]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span>Pixar sforna il suo ennesimo (era il caso di dubitarlo?) bellissimo film. Ci sarebbe da chiedersi come fanno, ogni anno, a produrre pellicole del genere. Scritte bene, girate bene, recitate meglio. Recitate sì, anche se gli attori sono solo dei grumi di pixel animati da una squadra di tecnici che lavora oramai alla perfezione. Dopo anni di umanizzazione di personaggi che umani non sono (i topi, le macchine, i robot) con <em>Up</em>, apparentemente, si torna alla cartonizzazione degli esseri umani. I protagonisti principali sono, apparentemente, lo ripeto, un anziano signore ormai vedovo e un bambinone dai tratti orientali, privato dell’affetto del padre, il cui unico scopo è quello di guadagnare l’ultima medaglia - quella per “l’assistenza agli anziani” &#8211; per passare di grado nella gerarchia dei boy scout. Apparentemente dicevo, perché in questa storia fantastica il reale è presto abbandonato: i cani parlano grazie a collari speciali e gli edifici volano appesi a un’infinità di palloncini gonfiabili. La casa è appunto il centro focale di tutto il film. Più di ogni altro aspetto della pellicola quella vecchia abitazione dimostra come l’umanizzazione degli oggetti non si sia esaurita ma continui. La casa è, a tutti gli effetti, la moglie morta del protagonista, Carl Fredricksen. Non secondo i termini di un transfert psicanalitico ma come - vera e propria &#8211; compagna di vita per l’anziano uomo. In quell’abitazione i due si sono conosciuti da bambini e, sempre lì, lui le ha promesso di portarla in un luogo sperduto nell’America del Sud, un luogo mitico, meta dei viaggi del loro eroe personale (eroe che nella progressione della storia diverrà il <em>villain</em>), dove trascorrere il resto della propria esistenza. La morte per ragioni anagrafiche della moglie rinchiude Carl in una vita fatta solo di ricordi. E’ il caso che gli dona la possibilità di mettere in atto la sua pazza idea: mantenere la promessa fatta alla compagna che, attraverso quelle mura e quegli oggetti, pare ancora dialogare con lui. Da quel momento partirà un’avventura ricca di situazioni divertenti e di momenti in cui le lacrime non tardano a scendere, in puro stile Pixar ovviamente. Un&#8217;avventura che coinvolgerà anche il pasticcione scout bambino, un simpatico cane e un uccello che non vola ma che ricorda assai il protagonista di </span><em>Pennuti spennati</em><span>, corto vincitore di un Oscar realizzato dalla casa di John Lasseter. Non mi metterò a svelare la storia per non rovinare la visione a coloro che andranno al cinema una volta che <em>Up</em> sarà distribuito anche in Italia. Perché è un film che merita di essere goduto dalla prima all’ultima sequenza.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Piccola nota di colore: la proiezione è stata in 3D. Che dire? Nulla di che. La terza dimensione, negli ultimi anni riscoperta dalle case di produzione americane dopo che era stata accantonata a lungo, non aggiunge niente di nuovo a livello emotivo a un film che anche in bianco e nero sarebbe da applaudire, sebbene in quel caso sarebbe un vero peccato non poter godere della potenza del colore dei milioni di palloncini che sollevano la casa di Carl.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sicuramente Cannes 2009 non poteva iniziare in modo migliore. </span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Film Hors Compétition e Séances Spéciales 2009</title>
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		<comments>http://www.ilsassolino.net/cannes/2009/05/11/film-hors-competition-e-seances-speciales-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 May 2009 08:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Vannucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[* Selezione Ufficiale]]></category>
		<category><![CDATA[- Hors Compétition e Séances Spéciales]]></category>

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		<description><![CDATA[Elenco dei lungometraggi della categoria ufficiale Hors Compétition e delle Séances Spéciales.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Elenco dei lungometraggi della categoria ufficiale Hors Compétition e delle Séances Spéciales.</p>
<p><strong>Hors Compétition</strong></p>
<p>AGORA<span> </span> (AGORA)<span> </span> di Alejandro AMENABAR</p>
<p>COCO CHANEL &amp; IGOR STRAVINSKY<span> </span> di Jan KOUNEN</p>
<p>DRAG ME TO HELL<span> </span> di Sam RAIMI</p>
<p>L&#8217;ARMÉE DU CRIME<span> </span> (THE ARMY OF CRIME)<span> </span> di Robert GUÉDIGUIAN</p>
<p>NE TE RETOURNE PAS<span> </span> (DON&#8217;T LOOK BACK)<span> </span> di Marina DE VAN</p>
<p>THE IMAGINARIUM OF DOCTOR PARNASSUS<span> </span> di Terry GILLIAM</p>
<p>UP<span> </span> di Pete DOCTER</p>
<p><strong>Séances Spéciales</strong></p>
<p>CENDRES ET SANG<span> </span> (ASHES AND BLOOD)<span> </span> di Fanny ARDANT</p>
<p>JAFFA<span> </span> (JAFFA)<span> </span> di Keren YEDAYA</p>
<p>L&#8217;ÉPINE DANS LE COEUR<span> </span> (The thorn in the heart)<span> </span> di Michel GONDRY</p>
<p>MANILA<span> </span> (Manila)<span> </span> di Adolfo ALIX, JR., Raya MARTIN</p>
<p>MIN YE &#8230;<span> </span> (&#8221; TELL ME WHO YOU ARE&#8221;)<span> </span> di Souleymane CISSE</p>
<p>NO MEU LUGAR<span> </span> (EYE OF THE STORM)<span> </span> di Eduardo VALENTE</p>
<p>PETITION<span> </span> (PETITION)<span> </span> di Zhao LIANG</p>
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