Si può riassumere in una parola: capolavoro. La stessa che deve essere usata per 2001: Odissea nello spazio, lungometraggio del quale questo The tree of life prende il testimone. Non è una pellicola semplice né amichevole per lo spettatore medio, il quale può risultarne quantomeno annoiato e insoddisfatto non riescendo a coglierne il senso. Sebbene sia lecito non capire il messaggio e così come criticare la scelta del regista, non è ammissibile pensare che The tree of life possa essere un film brutto. Perché, piaccia o meno, è una pellicola le cui immagini lasciano senza fiato – della creazione del cosmo fino alle scene familiari, ques’ultime davvero le migliori.
Malick è l’unico tra i registi in circolazione oggi a poter mostrare il trascendente attraverso la sua immanenza. La storia racconta, seguendo la vicenda personale di una famiglia, il mistero della vita. Lo fa con i tempi e lo stile di questo regista unico: in modo del tutto etereo e dilatato, in cui voce, suono e immagini si uniscono in un unicum che suona armonicamente le corde del cuore del proprio spettatore più sensibile. L’albero della vita di cui parla il titolo del film è la pellicola stessa e non un l’oggetto centrale della vicenda narrata come erroneamente si potrebbe pensare.
Una pellicola appunto che riprende quel discorso iniziato da Kubrick con 2001 e che Malick idealmente porta a compimento utilizzando una narrazione del tutto simile a quella del maestro: ovvero passando da una macrostoria che altro non è che un film opera – nel senso teatral-musicale del termine – alla microstoria personale di un gruppo di esseri umani, attraverso un diario filmato, un super8 o un film di familglia. Le assonanze armoniche tra le due opere sono tante: non solo le immagini dello spazio e della natura, ma anche la creazione del mondo e dell’universo – riproposta in entrambi i casi secondo logiche simili – ad opera di una forza misteriosa di tipo trascendentale, oppure la presenza delle prime specie viventi sul pianeta – in Kubrick le scimmie, in Malick i dinosauri – fino alle scene finali che idelamente si “toccano”. Se il finale di 2001 è famoso per la sequenza del bagno e della camera da letto dove, in seguito a un viaggio spaziale, l’astronauta Bowman incontra se stesso da vecchio prima dell’apparizione del feto astrale, in The tree of life, su una spiagga si ritrovano assieme il passato e il presente della famiglia di cui il film narra, in cui tutti i suoi componenti, anche doppi, ovvero presi in momenti diversi della loro esistenza – proprio come l’astronauta – si ritrovano assime. Inoltre Malick cita palesemente con Kubrick in inquadratura: se quest’ultimo, sempre nella scena appena ricordata, aveva mostrato l’invecchiamento repentino di Bowman attraverso un taglio di montaggio, lo stesso succede in The tre of life quando mentre due mani giovanili si sfiorano una diviene improvvisamente rugosa per l’effetto di un taglio di montaggio.
Malick ha ben chiaro sia l’argomento che vuole trattare – vera e propria filosofia che si rende immanente essa stessa nell’immagine filmica – sia il lavoro di chi vuole continuare e, per certi versi, portare a termine. Un film che deve essere visto al cinema per non perdere la potenza delle immagini che lo compongono. In uscita Mercoledì in Italia.


Un Commento
E la Madonna!