Tocca all’annuale pellicola di Woody Allen, l’onere e l’onore di aprire il Festival di Cannes 2011. Il titolo di quest’anno è: Midnight in Paris. Il primo giudizio a caldo è sicuramente positivo. In una parola il film è “carino”. Non certo un Allen minore ma nemmeno uno dei suoi capolavori. Il film non solo non è paragonabile con quelli degli anni Settanta e Ottanta – indubbiamente il periodo artisticamente più florido – ma nemmeno con i più recenti: l’acclamato Match Point ma anche, ad esempio, Vicky Christina Barcelona che, visivamente, si connotava per scelte artistiche interessanti.
Il protagonista di questa nuova pellicola è Gil (Owen Wilson) uno scrittore sulla trentina alle prese con il primo romanzo, un’opera che tiene segreta e che non fa leggere a nessuno. Tra gli esclusi c’è anche Inez (Rachel McAdams), sua futura moglie, con la quale, in compagnia dei suoceri, si trova in vacanza a Parigi. Gil conduce una vita che non lo soddisfa: sebbene ami la propria fidanzata, non sopporta né i genitori di lei – il classico stereotipo dei Repubblicani anni Ottanta – né Paul e la sua compagna, una coppia di amici che per caso si trovano in quegli stessi giorni in vacanza a Parigi. In poche parole Gil detesta la sua vita e, soprattutto, il mondo contemporaneo in cui vive. Il suo ideale è la Parigi degli Anni ’20, una città che è stata la culla per scrittori, poeti, pittori che vi si sono rifugiati da tutte le parti del mondo. Si dice che la capitale francese sia un luogo magico e forse è proprio grazie a un incantesimo, lanciato dalla stessa città, che Gil viene catapultato indietro nel tempo, proprio negli anni ’20. Di notte, infatti, allo scoccare della mezzanotte, all’incrocio tra due piccole rue, una vecchia automobile guidata da un’autista si materializza e lo conduce nei luoghi frequentati dai suoi miti artistici: Fitzgerald, Hemingway, Picasso, Bunuel e molti altri. Gil fa la conoscenza di queste persone e tutte le notti inizia a frequentarle. Tra loro scopre Muse (Marion Cotillard) – una ragazza di Bordeaux trasferitasi in città per lavorare nella moda – della quale si innamora perdutamente. E’ in quel mondo che trova anche il coraggio di fare leggere, per la prima volta, il suo manoscritto inedito a qualcuno. Diviso tra la sua realtà – in cui è destinato a sposarsi con una ragazza che crede di amare, sebbene Inez stia portando avanti una tresca passeggera con Paul sotto gli occhi disattenti del fidanzato – e quel mondo magico – nel quale si trova a proprio agio ma che rappresenta pur sempre un’evasione da una normalità alla quale non può fuggire – Gil comprende, anche grazie alla propria “musa” degli Anni ’20, come trovare il bandolo della sua aggrovigliata matassa, scoprendo nel presente quelle stesse sensazioni vissute nel passato.
La pellicola di Allen si concentra in particolare sul desiderio prima ancora che sul sogno. La fase onirica è infatti uno strumento per raggiungere l’inconscio che porta il protagonista a scoprire i propri desideri. Il passato diviene un sogno realistico che permette a Gil di realizzare un transfert al contrario: sublimando le proprie pulsioni le rende reali. Sebbene il film possa essere letto in chiave psicanalitica rimane pur sempre un’opera chiaramente virata sulle tonalità della commedia. La maggior parte delle volte le risate nascono da situazioni paradossali nella quali il personaggio di Owen Wilson si viene a trovare invischiato. Tutti i protagonisti della cultura parigina di quegli anni – dai Fitgerald agli Hemingway, dai Dalì ai Bunuel – strappano sempre più di un sorriso allo spettatore: sia per l’incredulità che colpisce Gil ad ogni nuovo incontro, sia per come Allen li caratterizza secondo i tratti più comuni della loro biografia. Per assurdo, questa presenza che è, indubbiamente, uno dei valori aggiunti del film potrebbe, al contempo, non essere compresa dallo spettatore comune che – mancando delle basi culturali minime necessarie per comprendere di chi si sta parlando – non riuscirebbe a creare quella connessione da cui nascono la maggior parte delle gag.
Qui in Francia la pellicola esce stasera, in concomitanza con la proiezione ufficiale del Festival. Da noi credo toccherà aspettare il “classico” Autunno per poter vedere l’ultimo film di Woody.
Tag:Allen, Cotillard, McAdams, Wilson


7 Commenti
Non sta diventando un po’ noioso, qusto Allen una volta all’anno? Sta diventando tipo la festa della donna…
Mi piace la recensione. Se fossi Gil rimarrei nella Parigi degli Anni Venti!
The Mag-Out tool is a thin metal shim, that slides up bwteeen the magazine and back mag wall. It is a tight fit, but will go in. Even if you are in the middle of the dis-assembly or re-assembly process. It doesn’t matter if the bolt or mainspring housing is in or out. A touch of gun oil on the tool (front and back) will help the tool slide in.
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