Stephen Frears è stato chiamato dall’organizzazione del Festival di Cannes a presentare fuori concorso questa sua nuova commedia ispirata a una serie di fumetti pubblicata nel Regno Unito. Una scelta, questa, indubbiamente felice. La pellicola, non meritandosi certamente un posto in nessuno delle due competizioni principali, è però una di quei titoli che in ogni manifestazione di questo genere riempiono il palinsesto, rendono l’atmosfera un poco più leggera e frivola e che indubbiamente aiutano i giornalisti, in primis, e il pubblico a rilassarsi in seguito alla visione di titoli certamente più “pesanti” da digerire e metabolizzare.
Tamara Drewe è una commedia che ha come protagonista colei che dona il nome al film, ovvero un’avvenente giornalista che, dopo diversi anni, se ne torna nella casa di campagna che sua madre aveva comprato e dove si era ritirata prima di morire e in cui Tamara aveva trascorso gli anni dell’adolescenza. Il suo ritorno sconvolge l’esistenza dei vicini: un famoso (e fedifrago) scrittore di romanzetti gialli e sua moglie, che si occupa principalmente della casa, trasformata in ritiro per scrittori in cerca di quiete. Anche le vite degli ospiti sono sconvolte: in particolare quelle di un professore che non riesce a concludere il saggio su Hardy che sta scrivendo da un tempo ormai indefinito e il fattore, un trentenne che da adolescente è stato il fidanzato di Tamara e che, ancora prima, era nato nella casa in cui ora vive la ragazza. Ciò che colpisce tutti loro è indubbiamente il cambiamento di Tamara. Se da giovane era considerata bruttina per un naso alla Cirano, dopo un’operazione al setto, si ripresenta come una vera e propria bomba sensuale, una femme fatale che fa girare la testa a chiunque la incontri. Uno di coloro che perdono la testa per lei è il batterista di una rock band che è stata chiamata ad intervistare che finisce per diventare il suo fidanzato ufficiale. L’improvvisa apparizione nel piccolo paese di una tale star complicherà ancora più ulteriormente la faccenda dando a due ragazzine terribili – fan del musicista e invidiose di Tamara – la possibilità portate ancora più caos all’interno della tranquillità di quel piccolo borgo di campagna.
Tamara Drewe è certamente uno dei film più commerciali di Frears. La commedia è riuscita secondo i canoni del cinema di cassetta e non vi sono dubbi che piacerà al pubblico di ogni genere. Certo, un po’ mancano quelle atmosfere dolci e amare delle pellicole migliori del regista inglese ma anche questa nasconde, oltre alle risate, un lato che possiamo definire con la parola agrodolce. Tirando le somme, però, il lato comico supera quella drammatico e nonostante un colpo di scena nel finale che spiazza un po’ lo spettatore il film si conclude in modo del tutto positivo per la maggior parte dei personaggi, protagonista compresa.
Forse la cosa migliore di tutta la pellicola è l’abilità di Frears di essere riuscito a raccontare un personaggio, quello di Tamara, che a pelle risulta antipatico. Non è un facile compito perché l’arrivismo e la spietata voglia di rivalsa su coloro che da giovane l’avevano trattata con supposizione solo perché il suo naso la faceva apparire brutta agli occhi di chi la guardava, non la rendono di certo un personaggio con il quale il pubblico può entrare facilmente in sintonia, rendendo dunque l’immedesimazione dello spettatore alquanto più complicata.
Distribuito, prima o poi, anche nei cinema italiani, senza dubbio potrebbe offrire un’opportunità di passare una serata piacevole e divertente.
Tag:Frears


8 Commenti
Finalmente, un po’ di allegria!
Noi poveri comuni mortali non cinefili esasperati abbiamo bisogno di film leggeri ma con dignità.
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