“A film from Heath Ledger and his friends” con questa frase si conclude The Imaginarium of Doctor Parnassus di Terry Gilliam, in Italia dal 4 Settembre con il bruttissimo titolo Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo. Nonostante l’infelice scelta del traduzione nella nostra lingua, il diavolo qualcosa, in questa storia, in effetti c’entra qualcosa. Il plot principale si risolve per l’appunto attorno a un patto che Parnassus ha stretto con il maligno, conosciuto come Mr. Nick e meravigliosamente interpretato da Tom Waits, un patto che, ovviamente, quando sopraggiunge l’ora di rispettarlo, l’immortale Dottore non ha la minima intenzione di farlo, soprattutto perché riguarda l’anima della propria figlia. Il diavolo, allora, propone una rinegoziazione: chi dei due sarà il primo ad attrarre le anime di cinque mortali – Parnassus con il suo immaginario e Mr. Nick con le sue tentazioni – avrà vinto e diventerà il padrone dell’anima di Valentina, la figlia. E Heath Ledger in tutto questo? L’attore australiano, qui alla sua ultimissima interpretazione, assume il ruolo di Tony, uno strano personaggio che viene incontrato per caso dalla compagnia teatrale di Parnassus e che aiuterà loro a conseguire il loro progetto salvo, poi, nel finale, rivelare qualche aspetto nascosto e controverso della sua personalità.
The imaginarium of Doctor Parnassus è decisamente un film di Terry Gilliam, di quello più visionario. E il risultato è più che soddisfacente. Lo sguardo del regista è distorto come il suo obiettivo grandangolare, utilizzato abbondantemente, anche per i primissimi piani. Distorsione che avviene anche a livello scenografico, non solo per gli effetti digitali che permettono al regista la possibilità di malleare a piacimento la visione, ma anche grazie alle scenografie che distorcono la realtà. Ma forse quest’ultimo termine è del tutto fuoriluogo perché per un regista che ben poche volte nella sua carriera ha fatto i conti con il reale, soprattutto in questa pellicola, tutto ciò che succede dietro lo specchio – citazione/omaggio, ovviamente, di Lewis Carroll – è unicamente collegabile all’immaginario e alla fantasia. Gli specchi del film, non solo quello che porta nell’altra dimensione, nella mente del Dottore, ma anche quelli della scena in cui Valentina e Mr. Nick danzano, non rispecchiano mai delle immagini di un referente reale ma, o non riflettono nulla (come quello sul palcoscenico), oppure mostrano diversi punti di vista (come nella sequenza del ballo) sebbene di un sogno (o incubo), non certo di un qualsiasi tipo di reale. D’altronde come i personaggi che entrano nella mente e nell’immaginario di Parnassus, così, noi spettatori, varchiamo la soglia dello specchio/schermo per immergerci nelle visioni cinematografiche di Terry Gilliam con un risultato che è esattamente lo stesso: di soddisfazione.
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