Certamente una delle migliori cose viste quest’anno al Festival questo cartone animato quasi interamente realizzato in stop-motion – a parte per i titoli di testa e di coda che sono disegnati a mano – di origine belga vallone. Una commedia divertente che vede come protagonisti tre modellini di un cavallo, un cowboy e un indiano. Il primo è sicuramente il leader del gruppo, colui che deve trovare un rimedio ai pasticci commessi da quell’altra esilarante coppia sempre in competizione tra loro. Oltre che per la storia, ciò che diverte sul serio è la messa in scena dei personaggi voluta da parte dei due registi. Sia per la scelta dei protagonisti e dei comprimari – un fattore e una fattrice, gli animali della loro fattoria, un postino, un poliziotto e una cavalla innamorata del nostro stallone – sia per le voci – altamente stupide e irreali – che sono state a loro donate, sia per l’irrealtà delle proporzioni. Nel film, infatti, tutti gli oggetti, che siano i personaggi o le cose che compongono la scena, sono state posati sul plastico senza, nella maniera più assoluta, rispettare una benché minima regola prospettica: ci troviamo dunque, libri o frittelle più grandi dei personaggi che, come se niente fosse, li usano (o consumano) come se niente fosse. Per l’ennesima volta c’è da chiedersi come è possibile che paesi come il Belgio siano così bravi a realizzare produzioni del genere e noi, al solito, latitiamo. Basta leggere i titoli di coda per capire che – oltre a un problema creativo – ci troviamo di fronte anche a un problema di finanziamenti. Questa pellicola d’animazione è stata infatti pagata con soldi provenienti dall’Unione Europea fino alla provincia della Vallonia Belga in cui è stato realizzato. Il lungometraggio si trova fuori competizione ma è in corsa per la camera d’oro come miglior opera prima. Premio che, forse, meriterebbe, anche solo per lo sforzo di dare vita a quest’opera così strabiliante.
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