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Inglorious basterds

di Quentin Tarantino
USA 2009

di Enrico Vannucci

“Once upon a time… in Nazi-occupied France”. E’ con questa scritta che inizia Inglorious Basterds. Tarantino, questa volta, lo rende subito esplicito e in modo alquanto diretto: le due ore e quaranta minuti alle quali stiamo per assistere sono una favola ed è bene che ce lo teniamo bene in mente. Ma questa è per caso una novità? No, per niente. Tarantino ci ha sempre raccontato delle favole, è solo che, questa volta, ce lo dice in faccia. E, ovviamente, non ci racconta niente di nuovo. Inglorius Basterds è Tarantino all’ennesima potenza, non solo per il citazionismo, esplicito, dei suoi miti cinematografici, quanto per l’autocitazionismo dei suoi precedenti lavori, a partire da i titoli di testa che sono un collage degli stili di quelli di tutti i lungometraggi precedenti: Le Iene, Pulp Fiction, Jacky Brown, Kill Bill. Tutte le immagini assumono un senso di dejavu, di già visto, perché, in effetti, tutto è stato già fatto, da lui o da qualcun’altro, e ora, in questo film, questo tutto viene solo ri-prodotto (nel senso fattuale del termine, di prodotto di nuovo) e mischiato insieme. Se c’è un autore postmoderno per eccellenza questi è senza dubbio Quentin Tarantino. A partire dal soggetto della storia – che nonostante sia stata ampiamente cambiata è un omaggio al film di Enzo G. Castellari Quel maledetto treno blindato – ci troviamo di fronte a un insieme di opere create originariamente da qualcun’altro e che il regista ha fatto proprie, ha immagazzinato, ha elaborato e ha riproposto secondo il suo tipico stile che prevede la coesistenza di registri assai differenti l’uno dall’altro. Il referente, anche qui, ancora una volta, non è il reale ma solo e unicamente l’immagine cinematografica. Tutto è finzione perché è la finzione il vero modello a cui Tarantino si ispira. E ciò è più dichiarato rispetto ad altre sue opere perché Inglorious Basterds è un film che parla di cinema, del cinema e al cinema – non solo autoreferenzialmente ma anche confrontandosi con la Storia della settima arte. La pellicola diventa un condensatore e un condensato d’immagini che richiamano altre immagini e sono queste, ovviamente, a costruire il nostro mondo ma anche a distruggerlo -come dimostra la bellissima scena conclusiva – in modo, così, da salvarlo. Come una grande catarsi le immagini che bruciano purificano il mondo tarantiniano, un mondo senza referenti ed è per questo che Hitler, Gobbels e tutti i gerarchi nazisti possono bruciare nel rogo del cinema. Tarantino sa che può permetterselo perché non vi è niente di reale, solo copie di copie di copie, come chiaramente sono Hitler, Gobbels, Churchill, imitazioni mal riuscite nelle quali la caricatura imperfetta non solo è esplicita ma necessaria per far emergere il loro status di copia. E’ il principio della litografia: più vengono stampate copie, più queste sono imperfette per il danneggiamento del negativo originale. In Tarantino è la stessa cosa. Ci troviamo all’ultimo stadio della copia in cui il negativo originale è ormai sbiadito e i prodotti del processo litografico sono assai differenti dal suo referente originale. Infatti, questo mondo fittizzio oramai deteriorato è destinato a bruciare a causa proprio della sostanza che lo compone: il nitrato d’argento.

Inglorius Basterds è un grande film. Credo che Tarantino, se volesse, potrebbe anche smettere con il cinema dopo questa prova, tutto quello che doveva dire lo ha già detto (ma, anche, è stato già detto – da qualcun’altro prima di lui). Ci troviamo di fronte alla fase più alta – e forse finale – della sua opera come autore.

Nota di folclore: la pellicola è parlata per un terzo in inglese, un terzo in tedesco e un terzo in francese. E questa differenza linguistica è basilare. Se decideranno di doppiarlo, mi auguro di no, ma credo di sì, uccideranno una parte importante del film e, soprattutto, smonteranno un’esilarante scena nella quale Brad Pitt parla nella nostra lingua.



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20 maggio 2009

2 Commenti

  1. Marcello ha scritto il 20 maggio 2009 | Permalink

    GODO

  2. chiara ha scritto il 20 maggio 2009 | Permalink

    lo VOOOOOOGLIO troppo vedere…. cavoli!!! nn vedo l’ora!!!

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