Einam pkuhot, Eyes wide open in inglese, è un film di nazionalità israeliana che ci porta nel mondo degli ebrei ortodossi di Gerusalemme. La peculiarità della storia è il rapporto omosessuale che viene a instaurarsi tra due di loro, l’uno un padre di famiglia, l’altro un ragazzo cacciato in continuazione da tutte le comunità a causa proprio della sua vita sessuale considerata peccaminosa. Il film non è male. Tutt’altro. Riprende una tematica molto presente quest’anno sulla Croisette, le relazioni omosessuali, specialmente se maschili. La peculiarità di questa storia è proprio la sua ambientazione, il mondo chiuso della comunità ebraica ortodossa. Nella vicenda infatti non succedono molte cose, essa si focalizza di più sui sentimenti e sulle sensazioni dei personaggi, sia dei protagonisti, sia dei comprimari, dalla moglie di uno dei due, al rabbino, a una serie di studenti del talmud che, ovviamente, osteggiano il ragazzo trasferitosi nella loro comunità perché considerato un peccatore e, per questo, un pericoloso elemento destabilizzante. Ovviamente la pellicola non si conclude in modo da consentire ai personaggi di vivere liberamente la loro relazione: l’ordine iniziale viene ristabilito seguendo alla lettera le leggi della Torah, l’estraneo viene espulso ma, al contempo, il bagno purificatore con il quale il padre di famiglia tenta di lavarsi di dosso il proprio peccato, appare, con la sua immersione prolungata priva di emersione, un tentativo di chiedere perdono non per se stessi ma per la propria comunità. Se si pensa che quella emersione non mostrata significhi la morte del protagonista allora possiamo credere che lui sia a tutti gli effetti la vittima sacrificale che purifica i propri simili dal peccato che loro hanno commesso: non riconoscere l’amore tra due persone, non solo quello tra i due uomini ma, parallelamente, anche quello tra un ragazzo e una ragazza che era stata promessa sposa a un altro uomo (che finirà col diventarne il marito). Una buona opera prima in corsa per la Camera d’oro questa di Haim Tabakman. Unica pecca riscontrabile è forse la lentezza eccessiva ma ciò è dovuto in modo particolare alla mancanza di azioni che vengono compiute dai personaggi sullo schermo.
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