Sam Raimi è Sam Raimi. Non c’è niente da fare. State sicuri che non vi deluderà mai quando maneggia il suo genere preferito: l’horror. Splatter ovviamente. Drag me to hell, presentato fuori concorso, è un prodotto che non disattende di certo le aspettative dello spettatore che conosce il regista americano. La storia è alquanto semplice, una ragazza maledetta da una zingara, perché questa si è sentita umiliata dall’atteggiamento della giovane nei suoi confronti, deve cercare il modo di salvarsi la pelle e non finire all’inferno, rapita dal demone che le sta dando la caccia e che la gitana le ha scaraventato contro. Raimi gioca con lo stereotipo – zingari, demoni, santoni, ragazze in pericolo – e, ovviamente, funziona. Non c’è niente di nuovo, dunque perché eccitarsi? Perché Drag me to hell contine è tutto ciò che lo spettatore richiede da un film del genere e il cineasta, ben conscio di questo, gli presenta davanti agli occhi tutto il necessario per renderlo felice e sazio. Lavorando con lo stereotipo sappiamo esattamente come il film si evolverà dall’inizio alla fine. Soprattutto alla fine, conoscendo Raimi, non dobbiamo aspettarci grandi novità. In effetti, il regista si conferma un grande moralista e, per persone come lui, l’unica possibile espiazione per le proprie colpe è ovviamente la massima punizione. No happy ending. At all. Almeno se non si voglia considerare il punto di vista del mostro, del diverso che, forse, in fin dei conti, è proprio quello a cui Raimi tiene di più, visto il suo amore verso tutto ciò che è gore, schifoso, altero da una normalità che viene sempre scacciata il più lontano possibile (e Spiderman è forse l’esempio più concreto di questo, un eroe che da molti non è considerato tale). Ovviamente da tutti questi eccessi – di sangue, volti paurosi, rumori assordanti – non si è spaventati a morte ma si ride a crepapelle, anche per il disgusto che alcune immagini provocano. D’altronde è una caratteristica tipica e ricorrente della sua filmografia: esorcizzare il lato oscuro delle cose, sempre mostrato in primo piano senza alcun timore, esagerandolo, per farlo divenire solo un’immagine innocua, della quale ridere e prendersi gioco proprio a causa della sua esplicita falsità.
Tag:Drag me to hell, Raimi


2 Commenti
Be’, mi pare che il livello dei film sia altino, o no? Almeno di quelli più attesi. Si può cominciare a stilare un bilancio?
Si lo è davvero, è un’ottima annata. Poi più ripenso a Vincere e più lo trovo un film sensazionale.