Dogtooth, ovvero il canino. E’ proprio quel dente la chiave della vicenda di questo film greco molto interessante e in competizione per Un Certain Regard. La storia ruota attorno ai tre figli di una coppia, un maschio e due femmine, ormai vent’enni, che vivono segregati in una villa sperduta rinchiusa da un’alta staccionata che non possono varcare e che, secondo le regole del padre, potranno abbandonare solo una volta che uno dei loro canini sarà caduto. Un film per certi versi allucinante questo di Lanthimos che ci racconta la vita in un mondo fittizio, protetto e falso, nel quale, non solo le cose hanno un’altro nome – la salierà è nota come il telefono, dei fiori gialli sono chiamati zombie e la vagina viene appellata come tastiera – ma anche la comune morale, anche nei suoi aspetti più controversi, è ribaltata – il padre infatti non si pone scrupoli nel far sfogare gli istinti sessuali del figlio con una delle due sorelle. Il regista ci porta in un mondo a parte, un modo che se da una lato può sembrarci divertente quando gli oggetti vengono indicati con nomi diversi da quelli che siamo abituati a sentire, dall’altro, il più delle volte, ci viene mostrato come una microsocietà distopica dalla quale, però, non pare esserci via di fuga per mancanza di una minima conoscenza di ciò che avviene all’esterno di quel recinto. I ragazzi in effetti non si preoccupano di uscire da quella gabbia, che per loro è e rimane il loro mondo. L’unico scopo della loro vita si riduce all’aumento del numero dei premi – delle banali figurine – che possono vincere in competizioni di resistenza e abilità alle quali i genitori li obbligano a sottostare. Solo la maggiore, incuriosita da un film – Rocky - che era riuscita a vedere senza che i genitori lo scoprissero, lentamente, svilupperà un’attrazione verso l’esterno che, in conclusione, la porterà a evadere in un modo che definire cruento sarebbe diminutivo. Un film che è un’esperimento sociologico e che si pone una domanda: come potrebbe reagire l’essere umano se privato della libertà alla stregua di un animale nato e cresciuto in cattività? Una pellicola che vale la pena di essere vista anche per la sua audacia e bizzarria ma che, comunque, risulta sempre credibile nonostante la sua palese irrealtà. D’altronde è sempre la solita domanda che viene da porsi: perché da noi questo tipo di vicende così estreme e al limite del surreale non funzionano mentre siamo disposti a credere a tutto ciò se prodotto all’estero? Quesito che continua a non avere nessuna risposta esaustiva.
Tag:Dogtooth, Lanthimos


Un Commento
mi incuriosisce assai sto film…