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Samson and Delilah

di Warwick Thornton
Australia 2009

di Enrico Vannucci

Abbiamo trovato il Ken Loach australiano? Forse. Warwich Thornton esordisce alla regia con un film che è un vero e proprio pugno nello stomaco. La vicenda si focalizza sulla vita di due giovani aborigini di una riserva australiana – non immaginiamoci antichi costumi tradizionali o qualcosa di simile ma solo uno squallido posto con uno sparuto numero di baracche, rifiuti e tanta solitudine – un’esistenza che, non per colpa loro, quasi come se ciò che accade sia indipendente dalla loro volonta, lentamente va alla deriva. Questo è un film che non ha bisogno di parole, proprio come il protagonista –  Samson, un ragazzo con problemi di udito e drogato dell’odore della benzina – e infatti il regista quasi non le usa, bastano le immagini a descrivere lo stato in cui i due cadono miserabilmente e il mondo che li circonda e li sopraffà. La diegesi è indescrivibile senza incorrere nel rischio di banalizzare la vicenda a un elenco di avvenimenti che ridurrebbero il film a un riassunto che non si merita.

Thornton ci pone però in un mondo a parte, quello di reietti ai margini di una società australiana che vive come se loro non esistessero. Gli aborigeni, già sconfitti dal punto di vista storico, vengono ora annientati quotidinanamente anche sul piano personale grazie all’indifferenza e allo sfruttamento dei “conquistatori” di quella terra. Il regista però non imbastisce una storia di denuncia della condizione di quella minoranza della popolazione australiana, tutt’altro, il suo obiettivo si focalizza unicamente sulla pelle dei due protagonisti che, sentendosi costretti ad evadere dal loro villaggio, non riescono a trovare un altro posto che li accolga, almeno non in mezzo alla gente. Anzi, il mondo esterno risulta essere peggiore di quello conosciuto. Solo alla fine i due potranno trovare un po’ di pace, assieme sì, ma divisi dal deserto e da tutto il resto del genere umano.  La pellicola è ben fatta, forse un po’ lenta, soprattutto in testa, ma questa iniziale lentezza è totalmente giustificata ai fini della vicenda per mostrare agli spettatori la vita sempre uguale e immutabile che viene condotta all’interno del villaggio. Non credo che ci sarà la possibilità di vederlo in Italia almeno che non trovi un piccolo distributore disposto a investirci soldi a perdita visto la tematica della pellicola, nonostante la vera e propria standing ovation che il film ha ricevuto durante la proiezione per la stampa questa mattina alla presenza anche di Thornton e dei due giovani attori .



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16 maggio 2009

3 Commenti

  1. el lungo ha scritto il 16 maggio 2009 | Permalink

    cominci a confondere le trame dei tanti film visti? :)

  2. patrizia ha scritto il 16 maggio 2009 | Permalink

    Io non riuscirei a seguire tanti film uno dietro l’altro. Farne la recensione al volo, poi…
    Pazzesco, ma bravo tu che sai farlo.

  3. chiara ha scritto il 17 maggio 2009 | Permalink

    in italia manco produciamo film italiani se sono leggermente meno commerciali…figurati se distribuiscono un film sugli aborigeni…e lo dico con profondo rammarico

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