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L’épine dans le coeur

di Michel Gondry
Francia 2009

di Enrico Vannucci

L’épine dans le coeur è un documentario firmato da uno dei più brillanti geni visivi dell’ultimo decennio, il francese Michel Gondry, autore dei migliori video musicali in circolazione e dei brillanti lungometraggi Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello), L’arte del sogno e Be kind, rewind,  Questa volta, però, entriamo in un mondo più personale, quello della sua famiglia, in modo particolare della zia Suzette, insegnante per quarant’anni in piccole scuole di montagna. Gondry ritorna con lei nei luoghi in cui ha educato molti giovani francesi per parlare, in verità, del rapporto della donna con la propria famiglia, in particolar modo il marito e il figlio, la sua “spina nel cuore”. Il documentario fa parte di quel filone, molto florido negli ultimi anni, di opere ombelicali che raccontano alcuni aspetti della vita privata dei propri autori oppure di qualche parente o conoscente con il quale vi è un rapporto molto stretto. Chi scrive ha trovato il film assai simile a quello realizzato da Alina Marrazzi, Un’ora sola ti vorrei, sebbene quest’ultimo sia stato realizzato di più attraverso il montaggio di filmati di famiglia di repertorio rispetto a quello di Gondry il quale, invece, edita tutto ciò che gli capita tra le mani: non solo vecchi Super8, ma anche riprese realizzate con una vera  e propria troupe documentaristica e altre registrate utilizzando solo la telecamera personale, rendendo così il film un collage di formati assai diversi tra di loro. E’ interessante notare come, stilisticamente, il regista non rinunci nemmeno in questa occasione ai “trucchi scenici” di cui è evidentemente innamorato da sempre. Memorabile è la scena dei “bambini invisibili” – grazie alla tecnica del green screen applicata ai vestiti – che giocano a palla nel cortile della scuola. Gondry è bravo a portarci nel suo mondo privato senza per questo farci sentire degli estranei e, anzi, riesce a farci entrare in sintonia con i membri della sua famiglia, rendendone tutta la particolare umanità, soprattutto quella del cugino e della zia. Va dato merito al regista francese di  far desiderare agli spettatori il desiderio di poter dialogare  con quella signora che ci viene mostrata in tutta la sua singolarità e verità in un modo che risulta assai disarmante. Forse si potrebbe dire che Gondry non ha fatto altro che posizionare la camera in un angolo e poi lasciare che i personaggi interpretassero loro stessi ma una direzione degli attori nel film – come ogni documentario che si rispetti – è presente e il regista non ha la pretesa di nasconderlo, anzi, diverse volte ci mostra i suoi suggerimenti di regia, lasciando inalterate quelle parti che in sala di montaggio sarebbero state omesse da chiunque.

Nota: il film dovrebbe essere rilasciato in Francia nel 2010 così, immagino, una distribuzione in Italia potrebbe essere possibile solo nello stesso anno; sempre che ciò avvenga vista la natura della pellicola.



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15 maggio 2009

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