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Bak-jwi

di Park Chan-Wook
Corea del Sud 2009

di Enrico Vannucci

Park Chan-Wook porta sulla Croisette un film di vampiri. Una pellicola che definire bizzarra è dire poco. Bizzarra perché narra la storia di un prete, Sang-hyun, che a causa di un virus killer, noto con il nome di Emmanuel e che, per spirito missionario, si fa iniettare a scopo di ricerca, muore e immediatamente risorge, completamente guarito da ogni male che lo aveva afflitto sin dall’intossicazione. Eppure, questa misteriosa e incredibile guarigione – è lui infatti l’unico di 500 cavie sottopostosi volontariamente al vaccino a rimanere vivo – è dovuta probabilmente a una trasfusione di sangue vampiresco. Tornato in patria e scoperto di essere divenuto una creatura della notte, decide di abbandonare l’ordine religioso. Si innamora di Tae-ju, sposa di un vecchio amico d’infanzia malato di cancro, creduto guarito dalla madre di questi proprio grazie all’intervento del prete, divenuto per molti, dopo la notizia della guarigione miracolosa, un vero e proprio santo . Sang-hyun cade nella tela preparatagli da Tae-ju che lo induce, ingannandolo, a uccidere il marito. A causa di quest’evento, colpita probabilmente da un ictus, la suocera rimane paralizzata per la gioia della giovane donna che, in un colpo solo, si è liberata di quella famiglia che l’ha sempre maltrattata. Ma quando il prete scopre la menzogna alla base dell’omicidio dell’amico, uccide la propria compagna, salvo poi ripensarci e riportarla in vita come vampiro. Una volta divenuta anche lei una creatura della notte, la situazione diviene presto fuori controllo. Le uccisioni e le morti d’innocenti si moltiplicano, uccisioni e morti che il prete ha sempre rifiutato di praticare, limitandosi a succhiare il sangue solo a persone in coma, senza però porre mai fine alla loro vita. Nel finale toccherà proprio a Sang-hyun fermare Tae-ju costringendo se stesso e la donna a osservare l’alba che nasce su un nuovo giorno, suicidandosi.

Il riassunto della trama certamente non rende giustizia al film. Sicuramente, come ho già detto, la storia è alquanto bizzarra ma Park Chan-Wook si dimostra ancora una volta un grande regista: almeno come metteur en scéne di sequenze spettacolari anche quando si tratta esclusivamente di un dialogo a due o più personaggi. Ci troviamo di fronte a un virtuoso della macchina da presa, proprio come un De Palma in salsa orientale. Le aspettative erano alte e, forse, proprio a causa della storia, sono state disattese per i più se si considerano gli applausi molto lievi e brevi durante la proiezione stampa. Si deve però notare che nonostante la bizzarria dei fatti narrati questi continuino a risultare credibili così come lo erano le altrettanto bizzarre trame della trilogia della Vendetta. Perché qualcosa del genere non accade anche nel nostro paese? Perché se tale racconto fosse stato narrato in Italia si sarebbe urlato allo scandalo mentre qui si applaude al capolavoro (e qui mi riferisco più all’intera filmografia del regista piuttosto che a questo film in particolare)? E’ una domanda alla quale ancora il sottoscritto non riesce a darsi una risposta.

Sicuramente il film verrà distribuito nel nostro paese. Consigliato ai duri di stomaco, si vede molto sangue. E anche molto sesso, lunghe scene dirette in maniera altamente magistrale. Probabilmente la lunghezza è un attimo eccessiva, due ore e un quarto, ma il film rimane godibile. A parere di chi scrive è assai arduo che possa vincere il Festival però potrebbe essere in corsa come premio per la miglior regia.



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14 maggio 2009

Un Commento

  1. monch ha scritto il 14 maggio 2009 | Permalink

    Bella roba Vann!!! Questo è da vedere

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