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  • Di nuovo a Cannes. [...]

Chun feng chen zui de ye wan

di Lou Ye
Cina 2009

di Enrico Vannucci

Ci troviamo di fronte a neorealismo cinese? Se la risposta è affermativa che Dio ce ne scampi per il futuro a venire. Chun feng chen zui de ye wan, ovvero Spring fever - febbre di primavera – è un film che qualche critico di chiaro stampo socialista, tempo fa, volendo non parlarne troppo male, avrebbe definito “una storia potente”. La realtà purtroppo è ben altra. La storia è noiosa. Assai noiosa. Rapporti omosessuali e rapporti a tre, tradimenti, una moglie sotto schock e vendicativa, un suicidio riuscito e la scoperta tardiva che l’amore, quello vero, se ne era andato con la primavera. No, diciamo le cose come stanno: il film è brutto. Brutto forte. Eppure è il primo lungometraggio in concorso che l’organizzazione del Festival propone alla stampa e al pubblico. Stampa che si è dimostrata freddina nei confronti dell’opera cinese visti gli sparuti applausi – prodotti da quattro o cinque persone in tutto – che se confrontati con la scrosciante accoglienza di Up pongono spontanea la seguente domanda: perché la direzione ha scelto questa pellicola e non quella di Pixar per competere per la Palma d’oro? Risposta, un po’ dietrologa forse ma, credo, veritiera: per ragioni politiche. Lou Ye, infatti, è un cineasta censurato nel suo paese a causa del suo precedente film su piazza Tien An Men, quindi, quale miglior vetrina se non la libertaria Francia per elevare un paladino di tale ingiustizia? A parte l’ironia e la giusta condanna di ogni forma di censura si deve però ipotizzare realmente che Spring fever si trovi in concorso solo ed unicamente perché co-prodotto con l’aiuto dei cugini transalpini e a causa dei problemi tra il regista e le autorità del suo paese. Il film è stato realizzato di nascosto e si nota assai bene anche dalle immagini, più simili a tanti cortometraggi prodotti da cineasti in erba che non da una cinematografia nazionale. Questa limitazione tecnica, però, non diviene un limite per la pellicola. L’estetica e lo stile di regia sono ben calibrati e funzionali alla storia. E’ proprio quest’ultima a non ingranare; non per qualsivoglia forma di pregiudizio verso questa tipologia di racconti (omosessuali, menages a trois etc…)  ma per il modo in cui la vicenda è stata trattata. Per avere un’idea di racconto diverso e più funzionale, a giudizio di chi scrive, si veda Diverso da chi? di Carteni. Sarà forse che noi occidentiali siamo troppo distanti dal mondo del lontano oriente, sarà che fatichiamo ad apprezzarne l’estetica (sebbene non credo sia vero, almeno per la maggioranza di persone) ma Spring fever non è un film riuscito. Chissà se lo vedremo in Italia. Forse l’unico modo per trovarlo sui nostri schermi dipende dalla sua vittoria finale. Vittoria di carattere politico ovviamente.



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13 maggio 2009

Un Commento

  1. apperò ha scritto il 14 maggio 2009 | Permalink

    Annamo bene…

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