Film che pretende troppo questo Un Mundo Misterioso per la regia di Rodrigo Moreno. Il solo fatto di voler realizzare un film sul tempo dovrebbe far rizzare le antenne anche allo spettatore più volenteroso. Il tempo è un’entità astratta, filmarlo non solo è opera ardua ma comporta anche un rischio noia assai elevato. Per l’appunto tutto ciò inevitabilmente si avvera.
La storia è alquanto semplice: una lei di una coppia di giovani sulla trentina decide di prendere una pausa nel loro rapporto. Lui le chiede insistentemente per quanto a lungo abbia intenzione di non vederlo ma riceve soltanto una risposta vaga e temporalmente indefinita. Da qui in poi lo spettatore seguirà la vita di tutti i giorni del ragazzo che attraverso una serie di incontri, narrativamente sono staccati l’uno dall’altro, lo porteranno a (o meglio gli faranno passare il tempo in attesa de) l’incontro con la sua fidanzata una volta che la pausa si sarà conclusa.
Il problema di fondo del film risiede proprio alla sua base, in fase di concepimento. Se anche nel lungometraggio di Bela Tarr la storia è ridotta all’osso – divenendo oltretutto mano a mano sempre più staccata da una componente realistica – a differenza della pellicola del regista ungherese questo Un Mundo Misterioso manca totalmente di una direttiva drammatica che l’esperto regista magiaro ha invece sempre ben presente. Il pubblico si dimentica ben presto del concetto metafisico che Moreno vorrebbe indagare, la natura del tempo e della temporalità, esplicato a forza nella prima scena del film. Scordandosi dunque ben presto il motivo per cui si sta vedendo la pellicola, lo spettatore viene preso da un senso di estraniamento che non si addice all’arte cinematografica e che lo spinge costantemente a uscire dall’immedesimazione con ciò che accade sullo schermo per chiedersi il perché di tutto ciò. Solo nell’ultima scena, quella del primo incontro tra i due in seguito alla pausa forzata del rapporto, chi guarda ha finalmente un dejavu che gli permette di ricostruire mentalmente il film secondo un ordine logico e ragionato. Senza dubbio, però, risulta essere troppo tardi e allo spettatore, ormai già mortalmente annoiato da un bel po’ di tempo, non rimane altro che esclamare un “ah, già, è vero”.
Pellicola girata tutta secondo crismi del cinema indipendente, composta da lunghi piani sequenza in cui la macchina stenta a muoversi, Moreno punta tutta l’attenzione sulle performance degli attori che indubbiamente sono bravi a fingere di “non-recitare” replicando comportamenti al limite del banale e dell’ovvio, ovvero quanto di meno cinematografico possa esistere.
Una cosa è certa: non aspettatevi dei premi.

