La cinematografia mediorientale – sebbene in questo caso si dovrebbe dire euro-mediorientale – si dimostra sempre più, Festival dopo Festival, come tra le migliori e più vive da anni a questa parte. Bizin buyuk caresizligimiz (Our great despair) di Seyfi Teoman racconta dell’intromissione nella vita di Ender e Cetin – due uomini sulla quarantina, amici dall’infanzia e compagni di appartamento – di Nihal, la sorella del loro miglior amico Fikret. Il fratello, vivendo a Berlino, non vuole lasciare sola la giovane nella casa di famiglia dopo la morte dei loro genitori perché troppo piena di ricordi. Chiede dunque ai due di ospitarla essendo loro le uniche persone che conosce ad Ankara. Nihal è una ragazza all’ultimo anno di superiori che per lungo tempo rimane traumatizzata da quell’evento. Mano a mano, però, entrando in contatto con i due ne diviene la compagna inseparabile. Fin troppo. Accade ciò che non dovrebbe succedere: entrambi si innamorano di lei. Questo sentimento, però, non le viene mai rivelato, rimane un segreto tra i due uomini, un’emozione che invece che incrinarne l’amicizia, la salda. Anche i momenti più difficili vengono trascorsi assieme, aiutandosi a vicenda. Particolare attenzione è dedicata soprattutto a Nihal, colei che necessita veramente un’attenzione particolare.
Teoman, qui alla seconda prova da regista, dopo l’esordio nel 2008 sempre alla Berlinale, produce una pellicola fuori dagli schemi. Dove lo spettatore si aspetterebbe il conflitto lui opta per l’opposto, la conciliazione. Nonostante i due uomini siano entrambi innamorati della medesima ragazza, non scoppia mai un litigio tra di loro che non rientri nella normale diatriba quotidiana. Il sentimento affettivo non viene mai sublimato se non in maniera platonica, spostandolo più verso uno di tipo familiare. Entrambi diventano quasi i secondi padri della ragazza che solo grazie alla loro presenza riesce a rifarsi una vita.
La pellicola diverte, nonostante una leggera tristezza di fondo e alcuni momenti drammatici. I personaggi riescono a non cadere nello stereotipo sebbene siano comunque caratterizzati secondo canoni ben precisi: uno scrittore dall’animo gentile, un impiegato il cui vero amore è la cucina e la ragazza della porta accanto, il vero angelo catartico di tutta la pellicola. Il regista è riuscito a trovare non solo la giusta distanza nello sguardo sui suoi personaggi quanto una chiave che si può definire inedita su una tematica, il triangolo amoroso, stra-abusata dalla settima arte nel corso del tempo. L’esatto opposto di ciò che ha fatto la July con The Future, nel quale la vicenda dei rapporti amorosi a tre è affrontata secondo i binari più classici.
Film che è piaciuto alla stampa, visti anche gli applausi a fine proiezione, certamente può anche essere apprezzato dal pubblico non specializzato. Una di quelle pellicole che potrebbero trovare una distribuzione in Italia se qualcuno credesse nel progetto.
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