Mammuth

di Benoit Delépine e Gustave de Krvern
Francia 2010

di Enrico Vannucci

Mammuth è l’ultima pellicola in concorso proiettata quest’anno. Una strana e alquanto surreale commedia di nazionalità francese con Gerard Depardieu e Isabelle Adjani – senza ombra di dubbio i due nomi di peso facenti parte del cast – a firma del duo Benoit Delépine e Gustave de Krvern. Strana e surreale perché è incentrata sul viaggio alla ricerca di vecchie ricevute di pagamento necessarie per completare la richiesta di pensionamento del protagonista, il cui soprannome è  appunto Mammuth, sia per la sua stazza veramente elefantesca – per certi versi davvero imbarazzante – sia perché guida una motocicletta d’epoca che si chiama proprio come l’animale preistorico. Questo peregrinare in giro per la verde campagna francese gli farà incontrare un sacco di personaggi uno più strano dell’altro – molti dei quali ben più strani li lui! E ce ne vuole! – che lo condurranno in situazioni al limite dell’imbarazzo e dell’assurdità – tanto per intenderci, una di queste è una seduta di masturbazione reciproca con il cugino dopo quarantacinque anni dall’ultima volta che è successo tra di loro. Non c’è che dire, si ride, si ride assai, ma il problema è che, nella quasi totalità dei casi, ciò è provocato più dall’effetto slapstick che molte sequenze assumono che non da un filo logico e narrativo che le dovrebbe, in teoria, legare. Il film infatti appare assai troppo come un’improvvisazione sul tema “viaggio alla ricerca di se stessi e di un passato che non se ne vuole andare”. Il protagonista spesso immagina al suo fianco la figura della fidanzata morta in un incidente stradale occorsole quando si trovava sulla moto con lui. Questa parte “seria” della pellicola si incastra assai male con quella invece più “anarchica” e “confusionaria” responsabile per la facile ilarità. Per questo non si capisce bene dove i due registi volessero portare questo loro racconto, se in nella direzione del film di formazione o in quella del prodotto quasi demenziale. Il quesito, anche riflettendoci a modo, non riesce a trovare nessuna risposta plausibile. Si ha come l’idea che si sia voluta realizzare una pellicola secondo quel metodo di lavoro utilizzato da Benigni e Troisi in Non ci resta che piangere, ovvero, una continua improvvisazione, giorno per giorno, sul set seguendo esclusivamente un esile canovaccio di storia.

E’ da sottolineare comunque sottolineare come l’interpretazione di Depardieu – mai così rotondo e imponente, nemmeno nei panni di Obelix – sia stata davvero molto buona. Volendo parlare di probabili premi questa è una di quelle prove che potrebbe rivelarsi una seria concorrente a quella di Stellan Skarsgard per il riconoscimento come miglior attore. Secondo l’opinione e il gusto del sottoscritto, un ex-aequo potrebbe rivelarsi la decisione più giusta, sebbene non si dovrebbe dimenticare nemmeno il padre di En Familie. Le probabilità di vedere la pellicola dalle nostre parti  è alta, visto anche la notorietà di colui che interpreta il protagonista, di certo, nel caso ciò avvenga non ci si deve aspettare una distribuzione a macchia d’olio ma, se interessati, il pubblico dovrà andare a scovare questo Mammuth nei cinema del circuito d’essay.



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20 febbraio 2010

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