Rompecabezas

di Natalia Smirnoff
Argentina 2010

di Enrico Vannucci

L’Argentina si riscatta! Uno a uno! No, non stiamo parlando del gioco del calcio ma dei film visti dal sottoscritto qui alla Berlinale prodotti nel paese sudamericano. Se il primo è meglio lasciarlo perdere, questo Rompecabezas, ovvero Puzzle, è un piccolo gioiello di un’ora e mezza per la firma della regista Natalia Smirnoff. Si tratta di una storia femminile, totalmente femminile. Narra la vicenda di una casalinga, madre di due figli, la cui vita spesa tra i fornelli e le pulizie, e di certo non ricca di soddisfazioni, viene sconvolta da un gioco del puzzle regalatole per il suo cinquantesimo compleanno. Maria si appassiona talmente tanto a quel passatempo che, comprandone di nuovi, fa la conoscenza di un uomo alla ricerca di un partner con il quale partecipare ai campionati nazionali che, se vinti, permetteranno loro di accedere alla finale mondiale in Germania. La donna, ovviamente, diviene la compagna di Roberto, un uomo ricco, totalmente all’opposto della famiglia middle class di piccoli negozianti dalla quale lei proviene. Tutta la vicenda racconta dunque la “liberazione” che Maria intraprende dalla sua vita precedente, senza, però, abbandonarla ma, anzi, per la prima volta nella sua vita, imponendo nella famiglia il suo pensiero e la sua volontà di donna, ancora capace di essere una madre amorevole e una moglie innamorata nonostante condivida, finalmente, le sue passioni con i suoi cari. Anche quando, dopo aver vinto la finale, ovviamente, finisce a letto con il compagno di giochi, come sublimazione per l’estrema intimità che si era venuta a creare tra di loro, l’accaduto rimane solo un singolo episodio che non va a inficiare né il suo presente né il futuro. La donna, infatti, sa bene fin dove si possa spingere per non mettere in pericolo ciò che più ama senza dover rinunciare a rivendicare una propria maggiore indipendenza: fin da subito sceglie di non imbarcarsi nel viaggio in Germania valutandolo come troppo compromettente per non inficiare il rapporto con i suoi cari. Il film, infatti, si conclude con Maria che si fa aiutare dalla famiglia a liberare uno sgabuzzino nel quale ricreare un piccolo spazio dove custodire i puzzle e dove poterli completare senza disturbare gli altri componenti. Sullo scaffale fanno bella mostra di sé il trofeo e un libro che Roberto le ha regalato.

Questa opera prima della Smirnoff oltre che essere dotata di una storia davvero bella e, al contempo, decisamente intima e personale che, nonostante queste due ultime caratteristiche, entra da subito in sintonia con i sentimenti dello spettatore, è caratterizzata da una regia che idealmente si rifà ai pezzi di un puzzle. Ogni inquadratura, in effetti, è un campo molto stretto – si va dai mezzi busti fino ai primissimi piani – in cui solo un elemento, di solito il personaggio, è messo a fuoco, lasciando tutto il resto dell’immagine sfocata. Quella finale, lunga quanto i titoli di coda che le scorrono in sovraimpressione, rappresenta invece un paesaggio di campagna, fisso, dai colori molto accesi, nel quale la donna è seduta a mangiare qualcosa. Finalmente, dopo che per tutto il film  si sono “montati i pezzi” ecco che, nel finale, vediamo  questo puzzle completo, l’immagine nitida di una nuova Maria, finalmente solare e felice.

Rompecabezas è stata una piacevole rivelazione. Certamente un film da festival che però potrebbe piacere anche al pubblico se venisse rilasciato da un distributore che ci creda e che lo mantenga nelle sale a lungo, in tempo per far diffondere il passaparola così necessario a questo tipo di pellicole. Sempre che arrivi in Italia. Lo speriamo.



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19 febbraio 2010

Un Commento

  1. chiara ha scritto il 19 febbraio 2010 | Permalink

    lo spero davvero che arrivi…
    mi attira davvero tanto… è il mio genere… :)
    ce ne sono di titoli interessanti a sta Berlinale!!!

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