Due vite per caso

di Alessandro Aronadio
Italia 2010

di Enrico Vannucci

Si potrebbe interpretare Due vite per caso di Alessandro Aronadio secondo il giudizio che i responsabili della sezione Panorama della Berlinale hanno stilato, ovvero, un film che “descrive con un realismo poetico un pezzo dei sentimenti italiani verso la vita in seguito al trauma della violenza scoppiata al G8 di Genova”. Si potrebbe ma, in realtà,  non si può perché del realismo poetico decantato dagli organizzatori non vi è traccia in questa opera prima. Purtroppo si cade già fin da subito nei vecchi, italici, schemi della trita retorica nazional-popolare, quella che vede da una parte la polizia buona e dall’altra quella cattiva, oppure i giovani operosi ma alquanto beceri e quelli più sbandati però assai scaltri e intelligenti. La pellicola mirerebbe pure in alto, a precedenti anche illustri – più che al maggior conosciuto, per il pubblico generalista, Sliding Doors, qui viene da pensare a quel capolavoro di Kieslowski noto come La doppia vita di Veronica – senza, ovviamente, riuscirvi. La vicenda, infatti, viene raccontata due volte, seguendo linee spazio-temporali opposte causate all’avvenimento, o meno, da un’azione del protagonista: un piccolo tamponamento di un auto in sosta sulla quale aspettavano due poliziotti in borghese. Nella prima Matteo, in seguito al pestaggio subito dagli agenti, si avvicina al mondo della sinistra giovanile extraparlamentare; nella seconda, in cerca di un lavoro più redditizio, accetta di entrare nel corpo dei Carabinieri sebbene al suo interno si senta del tutto fuori luogo, troppo conscio di se stesso per accettare le assurde dinamiche dell’arma e convivere felicemente con i commilitoni, decisamente più simili a barbari che a persone istruite. Tra eventi discordanti – per esempio due diverse fidanzate – e altri comuni – l’infarto che occorre al padre mentre in vacanza – nel finale le due linee spazio-temporali arrivano a collimare, mettendo di fronte, come in uno specchio, i due Matteo che lottano tra di loro fino a che,uno dei due non finisce per uccidere l’altro.

Aronadio ha forse al pretesa di voler gestire una materia difficile senza troppa esperienza alle spalle. L’idea avrebbe potuto anche rivelarsi interessante ma lo sviluppo, sia della trama sia attraverso le immagini, non risulta soddisfacente. La storia risente di troppi cliché che non si cerca in alcun modo di smantellare o, all’opposto, di denunciare come tali e, di conseguenza, disattivare; la regia invece presenta elementi eterogenei a una messa in scena di tipo, comunque, classico che rendono quelle sequenze “diverse” dei veri e propri corpi estranei alla narrazione visiva e che, quindi, provocano un leggero senso di fastidio in chi guarda. Un esempio su tutti è la decisione di mostrare il film che si riavvolge la prima volta che viene presentata la seconda linea temporale, effetto che, se poteva dirsi azzeccato in un film come Le regole dell’attrazione di Avary, qui, invece, trovandosi praticamente isolato, non riesce a integrarsi con il resto della pellicola.

Presentato alla Berlinale in anteprima, Due vite per caso, prodotto da Anna Falchi, sarà nelle sale cinematografiche italiane a Marzo 2010. Per coloro che sono interessati a sapere quale dei due Matteo avrà la meglio sull’altro.



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19 febbraio 2010

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