Silvio Soldini realizza un film indubbiamente vero, reale, duro e, soprattutto, bello. Racconta una storia come ce ne sono molte nel mondo. Una passione travolgente tra un uomo sposato, padre di due bambini, Pierfrancesco Favino, e una donna che convive con il fidanzato e che vorrebbe da lei un figlio, Alba Rohrwacher. Una passione, dicevo, che nasce inspiegabilmente, tra molti sguardi e poche parole e che viene consumata, più volte, ardentemente e carnalmente, dopo una lunga attesa dovuta alla mancanza d’intimità e di tempo comune da spendere assieme vista la natura clandestina della relazione. Una storia realistica anche perché sviluppata da un racconto di vita di un amico del regista ma che, allo stesso tempo, è comune a tanti come il padre della sposa tradita, nel tentativo di portare nuovamente la pace in famiglia, sottolinea nel tranquillizzare il genero con le parole “non ti preoccupare, è successo a tutti”. Soldini ha sicuramente il grande merito di dare spessore a una situazione difficile da raccontare a causa, appunto, della sua quotidianità e della mancanza di quell’elemento eterodosso che rende interessante – e che dovrebbe caratterizzare – ogni racconto narrato per immagini. Qui, in fin dei conti, ci si sofferma pur sempre su sentimenti che sono comuni a tutti, la passione e l’amore – indipendentemente dalla negatività con a quale la morale comune ancora giudica il gesto di Domenico e Anna, i protagonisti. Questi devono convivere con una doppia pulsione, quella proveniente dal cuore, che suggerisce di lasciarsi andare, e quella cerebrale, nella quale la ragione vuole che non si butti tutto ciò che di buono si è coltivato e da cui si continua a trarre felicità. Ed è proprio questo ciò che principalmente caratterizza Anna e Domenico, nessuno dei due ha infatti alle spalle storie negative che vorrebbe abbandonare ma, al contempo, non riesce a frenare l’affetto che prova verso l’altro. La diegesi non presenta nessun elemento che lo spettatore non si aspetti dall’evoluzione di una storia del genere. Si ha come la sensazione che si stia rispettando un cliché venisse. La forza di Cosa voglio di più risiede nel riuscire ad attrarre lo spettatore a una vicenda che non racconta appunto niente d’inaspettato. Il merito, oltre che allo stesso autore, va riconosciuto anche ai bravi sceneggiatori Doriana Leondeff e Angelo Carbone, nonché alle splendide prove attoriali della Rohrwacher e di Favino, senza però dimenticare anche il cast di supporto capeggiato da Giuseppe Battiston – che impersona il docile fidanzato di Anna, così innamorato di lei da non farle pesare il suo gesto e disposto, nonostante tutto, a rimanerle a fianco nel caso lei lo voglia – e in cui risaltano anche Teresa Saponangelo, Monica Nappo, Tatiana Lepore, Gisella Burinato – davvero intensa nel ruolo nella rude ma comprensiva zia di Anna – Gigio Alberti e Fabio Triano.
E’ davvero un peccato che questa pellicola non si trovi in Concorso ma sia stata presentata nella sezione Berlinale Special. Sicuramente avrebbe potuto dire la sua anche per i premi più ambiti. In uscita ad Aprile nelle sale italiane, sarebbe consigliato vederla più da soli che in compagnia di marti o mogli, amiche o amici, amanti o ex, onde evitare probabili discussioni sulla moralità o meno dei protagonisti, aspetto del quale, sinceramente, a nessuno dovrebbe minimamente importare.
Tag:Battiston, Cosa voglio di più, Favino, Rohrwacher, Soldini

2 Commenti
e che visione solitaria sia…
Interessante e pericoloso