Grande, grande, grande documentario questo Exit through the gift shop di Banksy. Come? Non sapete chi è Banksy? Solo il più noto e famoso street artist del mondo. Asceso alla ribalta con il movimento di artisti venuti dalla strada circa una decina di anni fa, oggi le gallerie d’asta vendono i suoi disegni e le sue sculture a vere e proprie cifre da capogiro. Poiché la sua identità è da sempre ignota – e tale vuole che rimanga – per il film non è stata prevista nessuna conferenza stampa d’accompagnamento e, al suo posto, in proiezione stampa, è stato mostrato un filmato introduttivo di pochi minuti in cui l’artista saluta il pubblico presente e, dopo essersi dispiaciuto per la sua mancata presenza, rivela come il film sia nato un po’ per caso e come non vi fosse, all’inizio, nemmeno l’intenzione di produrlo. Egli sottolinea poi come non si senta affatto un cineasta e che ciò che sta per essere proiettato può anche essere piacevole a meno che non si abbiano troppe aspettative.
Su quest’ultimo punto Banksy mente sapendo di mentire perché anche avendo grandi aspettative – come il sottoscritto – la pellicola è lo stesso ben congeniata e davvero molto interessante e divertente da vedere. Questa si concentra in particolar modo sulla vita di Thierry Guetta, il padrone di un piccolo negozio di souvenir a Losa Angeles, animato da una passione innata e smisurata per le videocamere con le quali riprende da anni ogni momento della sua vita. Thierry è il cugino di colui che emergerà come Invaders, uno dei più noti appartenenti del movimento degli street artist. E’ lui, infatti, che lo mette in contatto con questa sottocultura che sta sempre più velocemente prendendo piede in occidente. Thierry inizia così a registrare con la sua videocamera le incursioni notturne di tutti questi artisti, raccogliendo migliaia e migliaia di ore di girato in poco meno che dieci anni. Dopo aver incontrato e ripreso i maggiori esponenti del movimento, per caso, fa la conoscenza di Banksy, in America per il suo primo “tour” delle strade urbane degli Stati Uniti. Thierry passa molto tempo a incidere su nastro il lavoro del performer inglese quando un giorno a questi viene un’illuminazione: con tutto quel materiale a sua disposizione l’amico avrebbe dovuto realizzare un film per raccontare la vita di quell’universo artistico per spiegare al mondo come e perché sia nato, non con l’obiettivo dei soldi e della fama, giunte assai più tardi, ma per far comprendere il vero spirito dietro a quel bisogno espressivo così comune. Il film di montaggio del materiale di repertorio si dimostra inguardabile, il frutto di una mente disturbata, secondo lo stesso Banksy che consiglia a Thierry di dedicarsi a un’altra espressione artistica. Quest’ultimo, per non deludere l’amico, sotto lo pseudonimo di Mr. Brainwash, indossa anche lui i panni dello street artist. Grazie all’hype mediatico creato anche dalle “raccomandazioni” richieste da quest’ultimo agli amici painters già affermati, la sua prima mostra personale si rivela un enorme successo di pubblico ed economico, facendogli intascare più di un milione di dollari e lo assurge a fama internazionale – tanto da essere incaricato da Madonna di produrre la copertina dell’ ultimo disco – senza però, d’altro lato, aver dimostrato un benché minimo talento al di fuori dell’ordinario. Il documentario si conclude con Banksy che dichiara che non accetterà mai più nessuna proposta di raccomandazione da parte di qualsiasi persona, benché meno un amico.
Exit through the gift shop è un’opera – probabilmente anche questa assimilabile alla categoria degli essay film – che parla dell’arte e che si chiede, in maniera autoriflessiva, cosa essa sia e quali istanze possano essere considerate o meno artistiche. La vita di Thierry è il classico esempio di come le aspettative create dal mondo della comunicazione di massa abbiano svalutato la vera arte e come sia difficile, una volta che anche il vuoto è stato valorizzato, riconoscere dove vi sia un’opera degna di vera attenzione. Un gioiello da vedere assolutamente se qualcuno mai avesse la pazza idea di distribuirlo in una qualche forma nel nostro paese.
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