Una cosa è certa, forse due. La prima: questo The ghostwriter è un ottimo thriller. La seconda: quasi certamente non porterà a casa il premio più ambito. Non perché il film sia brutto, all’opposto, ma perché, come spesso accade in ogni grande festival del cinema, è stato inserito in Concorso in quanto film d’azione, capace cioè di donare un po’ di movimento e brio alle pellicole della categoria, di solito molto più riflessive.
Tratto dal bestseller omonimo partorito dalla penna di Robert Harris, The ghostwriter incolla alla sedia lo spettatore desideroso di trovare una soluzione all’intricato rompicapo nel quale il protagonista, interpretato da Ewan McGregor, si è andato a cacciare suo malgrado. Assunto nel ruolo di “scrittore fantasma” per completare la biografia dell’ex premier britannico Adam Lang – a cui Pierce Brosnan dona il corpo e che è ispirato del tutto palesemente alla figura di Tony Blair e consorte, che ha qui il volto di Olivia Williams – ora ritiratosi dalla politica attiva per il suo paese, il ghostwriter senza nome succede a un suo predecessore che è stato trovato annegato sulla spiaggia di Martha’s Vineyard poco prima di aver portato a termine il libro per il quale era stato ingaggiato. L’ex primo ministro è al centro dell’attenzione dei media perché sotto investigazione dal tribunale internazionale dell’Aia per crimini di guerra e azioni contro l’umanità per il suo appoggio alla guerra in Iraq e Afghanistan e per aver favorito l’utilizzo della tortura dei prigionieri di guerra, appoggiando sempre incondizionatamente le azioni degli Stati Uniti. Tutto questo ha, per caso, a che fare con la morte del precedente ghostwriter? E’ quello che McGregor nelle poco più di due ore di film cerca di comprendere e investigare.
Grosso merito della pellicola lo si deve ovviamente alla storia. Un thriller senza una trama che riesca a prendere lo spettatore non può essere considerato un buon film di questo genere. Qui, per fortuna, il bestseller di Harris, autore anche della sceneggiatura assieme al regista, da una grossa mano a Polanski. Quest’ultimo poi, si dimostra ancora una volta un ottimo conoscitore del genere, dopo averlo già provato ormai molti anni or sono con un opera come Frantic. Tutta la vicenda è narrata seguendo il punto di vista di McGregor e lo spettatore viene lentamente a conoscenza assieme a lui dell’intrigo nel quale egli è caduto. Memorabile è la scena finale nel quale tutto il mistero viene alla luce, caratterizzata da un inaspettato colpo di scena – e da una carrellata verso destra, che non è sbagliato poter definire memorabile, che segue il passaggio, di mano in mano, dall’attore scozzese fino al responsabile dell’intero inganno, del biglietto sul quale è scritta tutta la verità – e da un ultimissimo secondo colpo di scena – grazie, ad un’unica, ultima inquadratura che dimostra, se ce ne fosse mai stato ancora il bisogno, tutta l’alta conoscenza di cosa significhi raccontare per immagini a disposizione di un maestro come Roman Polanski.
Difficile che il film venga premiato, un po’ per la sua natura di pellicola di genere, un po’ perché, in fin dei conti, si tratta di “intrattenimento per le masse”, sebbene di alta qualità. Probabilmente un riconoscimento secondario potrebbe riceverlo a causa, casomai, della situazione umana che Polanski sta vivendo da quando è stato arrestato in Svizzera l’anno scorso. Quando uscirà in Italia – probabilmente un po’ più avanti nel tempo visto che il doppiatore ufficiale di Brosnan, Luca Ward, si è appena imbarcato per l’Isola dei Famosi – è uno di quelle pellicole per cui vale veramente la pena spendere il prezzo del biglietto.
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2 Commenti
e io spenderò i soldi di quel biglietto… mi ispira molto!!!
Notavo che Olivia Williams molto molto bella.