Renn, wenn du kannst è la pellicola scelta per aprire la sezione Perspektive Deutches Kino, dedicata interamente al cinema tedesco contemporaneo. Il regista Dietrich Brüggerman racconta il rapporto a tre che si viene a creare tra un ragazzo costretto su una sedia a rotelle per un incidente che non ha intenzione di raccontare e che solo alla fine verrà rivelato, il suo nuovo assistente assegnatoli dal servizio civile e una ragazza, una violoncellista che, per puro caso, entra nella vita di entrambi. Come è lecito aspettarsi da una storia che coinvolge due uomini e una donna, entrambi si innamorano di lei. Quest’ultima, però, non sembra avere le idee ben chiare riguardo al tipo di relazione che ha intenzione d’instaurare con i ragazzi, se amorosa oppure unicamente di tipo amicale.
Il film parte con i toni da commedia, grazie anche a qualche situazione comica al limite della splapstick e ad alcuni dialoghi veramente ben azzeccati e divertenti, per poi perdere questo brio e divenire sempre più oscuro e drammatico man mano che il passato dei personaggi viene a galla e i desideri frustrati di ognuno di loro diventano palesi. La pellicola – ricollegandosi così a un discorso avvenuto tra i tre protagonisti – si conclude con una visione irreale di una Berlino che ricorda Venezia, sommersa da un mare solcato dalle navi, un’immagine che concettualmente richiama alla memoria le campane che suonano nel cielo di Le onde del destino di Lars Von Trier.
Il film non è brutto e riesce a trattenere l’attenzione dello spettatore. Il suo lento mutamento da pseudo-commedia in dramma, poi, è ben giocato e non avviene rapidamente, privo di una motivazione plausibile, ma in modo ponderato, lasciando il tempo allo spettatore di adattarsi al cambiamento dei ritmi e della tematica. Scritto assai bene, recitato altrettanto bene da un trio di giovani attori che farebbero comodo anche qua da noi in Italia, Renn, wenn du kannst si caratterizza anche per una regia posata, sempre focalizzata sullo stretto necessario e che si lascia andare solo quando ve ne è la vera necessità – come nel sogno, dai toni simpatici e divertenti, del ragazzo bloccato sulla carrozzina, contenuto all’interno del momento drammatico della pellicola, dimostra assai bene.
Certamente l’opera da un’ottima impressione di una cinematografia, quella tedesca, che appare assai vitale ormai da diverso tempo a queste parte e che riesce a imporsi a livello europeo – e a volte anche a quello mondiale – con film che denotano una certa qualità e che meritano di essere apprezzati a pieno.
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